Il voto sull’Afghanistan

Caro Presidente Casini, ho avuto ammirazione per lei sin da quando si unì al centrodestra nel lontano 1993. Ho riconosciuto in lei un ottimo presidente della Camera dei deputati. HO giustificato, in parte, la sua voglia di distinguersi, negli ultimi atti politici; però, sul voto prossimo al Senato, riguardante il finanziamento dei nostri militari, la vedo avvitato su un ragionamento che non ha più ragione di essere. Non si rende conto che la responsabilità di sicuri attacchi talebani, con eventuali morti di nostri soldati, ricadrà su chi ha finanziato missioni senza adeguati mezzi di difesa e offesa? Non le sembra giusto in questo caso, unirsi al centrodestra nel richiedere a questo governo nuovi ingaggi, armamenti adeguati e copertura aerea? Se così non fosse, rischieremmo di essere i mandanti della morte dei nostri militari. Spero che la mia richiesta, unita al sentire comune di chi vuole un’Italia che dia sicurezza a chi rischia la vita in suo nome, la faccia riflettere.

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Dopo la precisazione del segretario di Stato Usa appare gravissimo e inaccettabile lo sbandamento della nostra politica estera. Questo governo deve andare a casa!

Paolo Bravi e-mail

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Il vento politico può girare, ma la vita degli italiani che vivono in divisa all’estero è sacra e va tutelata! Sono i nostri figli. Pertanto: governativi, o date loro mezzi e armamenti, con regole precise, oppure, mi duole dirlo, «tutti a casa».
R.P. e-mail

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Basta! Il tempo è scaduto. Non si possono mettere a repentaglio gli interessi del Paese, che sta sprofondando, per rifinanziare una missione militare all’estero che diventa sempre più la trasferta di un contingente a scopo turistico-vacanziero. La Cdl non segua la stupidità politica della sinistra, interesse del Paese è liberarsi subito da questo governo che già troppi danni ha provocato. Votare No al rifinanziamento della missione in Afghanistan alle condizioni attuali. Caduto il governo si ripenserà alla missione che deve essere militare a tutti gli effetti al pari della altre forze impiegate, alleate della Nato e dell’Onu.
Albino Pillon - Mossa (Gorizia)

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Possibile che voi uomini saggi e benemeriti della Nazione non vediate il malessere attuale dell’Italia? Le malattie non curate in tempo cronicizzato, vanno in cancrena e distruggono. Oggi noi milioni di piccoli uomini non possiamo decidere terapie radicali, voi pochi ma grandi, potete. Come un chirurgo che a malincuore e con coraggio professionale mutila, ma salva il paziente. Questo governo ha fatto già troppe figuracce, bisogna mandarlo a casa.
V. Franceschini - Roma

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Si ha una conferma drammatica della pericolosità del governo Prodi che non solo tratta con i talebani, ma addirittura li invita a una conferenza internazionale di pace. Di fronte alla pericolosa ignoranza della cultura politica di sinistra è giunto il momento di dire basta. Per la Cdl il tempo è davvero propizio - rifinanziamento della missione in Afghanistan del 27 marzo - per abbattere un governo che non rappresenta più nessuno e dove tutti i personaggi che si agitano sul palcoscenico della vita pubblica sono personaggi in cerca di autore. Il discredito internazionale gettato sulla Nazione, l’assoluta mancanza di credibilità da parte dei nostri delusi alleati e la situazione di grave rischio cui sono sottoposti i nostri militari in terre talebane, rendono urgente la bocciatura politico-esistenziale del peggiore dei governi repubblicani fin qui costituiti. Con un No secco al Senato.
Giovanni Greco e-mail

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La presenza dei nostri militari in Afghanistan non è quella di figuranti di una pericolosa sceneggiata/pagliacciata. Forza Italia non voti la proposta delle sinistre ma una sua propria che detti le condizioni di una nostra efficace presenza in quel Paese, dando finalmente un chiaro segnale di discontinuità rispetto alle fanfaluche di Casini & C.
Giancarlo Zola e-mail

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Io elettore di centrodestra chiedo ai senatori della Cdl di votare No al finanziamento delle missioni militari all’estero. Votare No non solo per far cadere Prodi, ma per far tornare a casa i nostri ragazzi che, guidati da questo governo debole, balbettante, diviso oltre che accondiscendente verso il nemico, rischiano più di quanto possiamo loro chiedere. Siamo il ventre molle della coalizione e per questo diventeremo il bersaglio preferito dai terroristi. Votate No, non dobbiamo sacrificare i nostri soldati per Testa Quedra. Le missioni all’estero ricominceranno forti e coerenti con il futuro governo di Centrodestra.
Carlo Bianco - Reggio Emilia

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Sono sempre più esterrefatto per il comportamento di Casini. Il giornale di oggi riporta, fra le altre, queste frasi di Casini: «Ma se non sono autosufficienti, Prodi a casa», «se passa grazie a noi Prodi si dimetta». Quelle di Casini sono soltanto chiacchiere perché, una volta che il governo ha superato l’ostacolo, certamente Prodi non darà le dimissioni. Basta votare contro l’operazione in Afghanistan, Prodi si dimette e si va a votare: questo ha detto pubblicamente il presidente della Repubblica! Ciò non significa che i militari siano lasciati allo sbando, anzi. Dopo che Prodi ha dato le dimissioni, si rivota per l’Afghanistan e tutta l’operazione sarà più tonificata. Per lavoro sono a contatto con persone tutte rispettabili di diversa estrazione sociale e simpatia politica. Ma ormai c’è una palpabile generalizzata insofferenza per questo governo a tutti i livelli e per diversi motivi.
Guido Blarzino e-mail

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Stante il persistere del silenzio del ministro della Difesa Arturo Parisi, che sulla vicenda della liberazione di Daniele Mastrogiacomo a tutt’oggi non si è ancora espresso ufficialmente; tenuto conto delle dichiarazioni pubbliche rilasciate dal ministro Antonio Di Pietro, il quale ha parlato di «umiliazione» per il Paese e di una «sconfitta per il Governo»: a questo punto l’opposizione deve ritenersi esautorata dal dovere di sostenere con il proprio voto la missione italiana in Afghanistan, per mero senso di responsabilità. Infatti non c’è alcun motivo per giustificare una tal posizione e continuare a dare fiducia all’iniziativa di un esecutivo perdente, così come definito nelle parole di un suo stesso ministro.
Massimo D’Oria - Udine