Voto sull’Irak, l’Unione ancora divisa

da Roma

Il voto sul rifinanziamento della missione militare italiana in Irak, previsto per oggi, dovrebbe slittare a domani sera o, più probabilmente, a giovedì, in seguito alla decisione del governo di porre la fiducia sul ddl di riforma dell’ordinamento giudiziario, che quindi avrà la precedenza. Due giorni in più, però, non dovrebbe bastare all’Unione per risolvere i propri problemi.
La ex Fed insiste perché ci sia una presa di posizione dei riformisti: «Noi lavoriamo affinché ci sia un documento politico di tutta la coalizione - dice il coordinatore ds Chiti -. Ma se non ci riusciamo non possiamo accettare il diritto di veto e condannarci al silenzio. Abbiamo il diritto di motivare il nostro voto contrario alla missione». Chiti non nasconde il proprio disappunto per il fatto che Prc, Verdi e Pdci chiedono che non ci sia alcun documento dell’Unione.
«Non è possibile che noi - osserva il coordinatore Ds - dobbiamo censurarci e loro votano come vogliono, perché quando si è trattato di votare contro le missioni di pace non si sono strappati i capelli sul fatto che questo avrebbe creato una divisione nell’Unione». Gli replica il verde Paolo Cento: «Siamo sempre convinti che sia un errore portare dei documenti al voto sulla missione in Irak. L’Unione ha già deciso di votare contro e questa è la premessa per il ritiro. Se ci sono documenti rischiamo solo di dividerci». Intanto stamattina, annuncia Cento, rappresentanti dell’Unione si incontreranno con i movimenti pacifisti per discutere di un’eventuale mozione pro-ritiro. E Prodi? Fa sapere di star cercando «una posizione comune con Bertinotti». Ma ha già assicurato a Rifondazione che non ci sarà alcun documento dei “riformisti”.