Il voto in Tunisia Oggi i dati completi

TunisiOre 20.30, inizio dello spoglio che ha consegnato il Paese al partito islamico. Il responsabile del seggio apre le schede, le mostra ai giornalisti e legge ad alta voce la preferenza: Ennahda. Un collega segna su una lavagna fatta di fogli incollati. Crocette scritte a penna. Sembrano le elezioni dei rappresentanti di classe al liceo. Invece si è deciso così, democraticamente, chi dovrà esprimere la maggioranza nell’Assemblea chiamata a scrivere la Costituzione: il partito islamico che ora si aspetta almeno 60 seggi su 217. I laici? Hanno iniziato a fare ammenda: abbiamo sbagliato, «le tendenze sono fin troppo chiare», dice Maya Jribi (Pdp). Guai lamentarsi. È la democrazia. Non importa chi sia migliore di chi, vince chi ha voti. La notte al seggio chiarisce che la Tunisia ha votato l’islam come modello, scelto anche nella capitale da oltre il 30 per cento degli elettori. Possiamo solo prenderne atto, registrare sui taccuini i nomi dei partiti che hanno resistito al rientro di Ghannouchi, quelli usciti dalla lenzuolata di 79 simboli e oggi diventati percentuale utile. Sei o sette in tutto.
Il 9 novembre si aprirà l’Assemblea. Ma non risolverà l’impreparazione di uno Stato in pochi mesi, ammette lo stesso Ismail. Conteggiare preferenze per chi non l’ha mai fatto è dura. Ismail ci mostra le schede, e chiede: «È chiaro?». Come dire: poi non scrivete che ci sono stati brogli. Alla quinta scheda, c’è un problema: il voto è dubbio. C'è un segno accanto alla croce. «Possiamo fare una foto?». «Certo, con piacere». Poi ci spiazza. Chiede a noi se sia valido. Vuole una risposta, prima di assegnare la preferenza. C’è chi ironizza inevitabilmente sull'assenza degli osservatori, in fondo siamo solo cinque giornalisti. A maggioranza: scheda da annullare (in tutto lo scrutinio, concluso intorno alle 22.45, saranno annullate cinque schede). A metà spoglio ci guardiamo tutti stupefatti, perché la preferenza più gettonata corrisponde proprio al numero 74: Ennahda. Il partito islamico. Soixante-quatorze per chi annuncia il numero neanche fosse la tombola. Il vero bingo lo hanno fatto loro, i seguaci di Ghannouchi. Anche a Tunisi-1, la più ricca tra le circoscrizioni cittadine, Ennahda ha ottenuto la maggioranza, e oggi arriva il sud, col suo plebiscito annunciato. Parlandone con questi neo-pubblici ufficiali emerge però un’altro aspetto di questa elezione. «Non è importante chi ha vinto oggi. Abbiamo bisogno di tempo. È la prima volta che vedo tutto questo», dice Ismail indicando le schede. Un responsabile di seggio che sembra uno scolaretto, intelligente, che ammette di essere bravo in matematica, ma che, come nel passaggio dal ginnasio al liceo, fatica ad entrare nei meccanismi della burocrazia. Farlo parlare significa capire lo stato della cose nel Paese: «Io non conoscevo questo sistema, ci sto mettendo tutto l’impegno che servirà ad imparare, per usarlo bene al più presto. D’altronde nessuno è perfetto, solo Dio lo è».