VOYAGER NON NAVIGHI SU INTERNET

I personaggi televisivi particolarmente permalosi, che magari si piccano per qualche innocua stroncatura o anche soltanto per qualche giudizio considerato ingeneroso, dovrebbero prendersi la briga di vedere cosa si dice di loro su Internet. Lì sì che troverebbero pane per il loro ego ipersviluppato, scoprendo che le critiche televisive sono generalmente più gentili e rispettose di quanto venga scritto sui vari blog riguardo ai loro programmi. Prendete ad esempio Voyager, ai confini della conoscenza (lunedì su Raidue, ore 23,15) programma di approfondimento storico-scientifico a cura di Roberto Giacobbo. Su Voyager si esercita in rete un fitto lancio di irriverenze dialettiche, di polemiche senza giri di parole, di giudizi sarcastici che difficilmente potrebbero trovare ospitalità in una critica televisiva se non a rischio di querele reiterate, o dell'accusa di avere qualcosa di personale nei confronti del conduttore. Il programma, ad esempio, viene definito «ai confini della sonnolenza», i temi trattati sono giudicati «sempre i soliti, svolti con una superficialità coperta invano dagli effetti speciali», il clima da perenne mistero viene preso in giro con impietosa crudezza: «il vero mistero è perché lo mandano in onda», e così via. È vero che esiste anche un Voyager fan club, ovviamente entusiasta del programma, ma il saldo critiche-consensi è nettamente sbilanciato a favore dei giudizi negativi. Le merita davvero, Voyager, tutte queste opinioni sfavorevoli? Ovvio che bisogna fare la tara al sempre facile tiro al bersaglio, tuttavia nel corso delle stagioni il programma di Giacobbo non è ancora riuscito a scrollarsi di dosso l'impressione di un approccio troppo disinvolto e non bene approfondito ai temi trattati. E certo non induce i suoi critici a un ripensamento perseverando negli espedienti scenariali artefatti e a tratti pretenziosi: le musichette a sfondo thriller, la fotografia spesso cupa e tenebrosa, qualche sensazionalismo di troppo nel presentare novità clamorose, svolte epocali e chiarimenti definitivi che poi in realtà non mantengono quanto promesso. Anche l'ultima puntata, imperniata sui sensitivi che si propongono alla Polizia per risolvere casi difficili, ha difettato come spesso succede di incisività. Il documentario proposto si è limitato a ospitare con fredda par condicio una serie di pareri favorevoli o contrari all'ingaggio dei sensitivi, e il dibattito in studio non ha portato alcun elemento davvero pregnante a sostegno dell'una o dell'altra tesi. Gli autori di Voyager hanno ora tutto il diritto di non essere d'accordo con questo giudizio. Ma in quel caso, è consigliabile che rimangano della loro idea senza commettere l'imprudenza masochistica di fare un giro su internet.