Vu cumprà: Genova impari da Verona che li ha fatti sparire senza far multe

Qualche settimana dopo l’aggressione al vigile urbano che provava a fermare un venditore abusivo, a Genova è tornato tutto più o meno come prima. Ammesso che qualcosa fosse in realtà cambiato. Vu’ cumprà dappertutto, lenzuoli carichi di merce contraffatta esposta in bella mostra, residenti e turisti impegnati a fare lo slalom senza inciampare o interessati a comprare qualcosa. Tutto come se fosse la cosa più normale del mondo.
La lotta all’abusivismo, appena accennata dal Comune, ha portato a qualche multa, a qualche raro sequestro, soprattutto all’aggressione del vigile che ha provato a far rispettare le norme. Insomma, il modo migliore per disincentivare la polizia municipale a nuovi e più costanti interventi. E anche il modo migliore per far scappare i turisti, visto che le poche multe hanno fatto notizia soprattutto perché appioppate improvvisamente a qualche acquirente causale venuto da fuori città. «Botte» da mille euro che hanno sorpreso i malcapitati, convinti che i banchetti abusivi fossero tollerati, visto il loro numero e la loro presenza massiccia nelle zone più frequentate e visitate di Genova.
Un tentativo di contrasto all’abusivismo, quello messo in atto dall’amministrazione, che puntato occasionalmente alla repressione e mai alla prevenzione. A suggerire maggior rigore e soluzioni più utili in questa battaglia per la legalità anche commerciale, è il consigliere del Pdl Lilli Lauro, che porta l’esempio di Verona per chiedere all’assessore Francesco Scidone e al sindaco Marta Vincenzi di scegliere una nuova strada anti vu’ cumprà. Proprio dalla città spesso criticata perché guidata da un’amministrazione leghista, arriva infatti una dimostrazione di come si possa applicare la legge senza atti di forza improvvisi e punitivi. Il Comune e la Provincia di Verona hanno fatto installare cartelli multilingue in tutte le zone più frequentate, nei pressi delle mete turistiche, vicino ai mercati rionali e in tutti i luoghi dove in genere si sistemano i venditori abusivi. Si tratta di cartelli che spiegano come il commercio abusivo e anche l’acquisto di merce contraffatta sono puniti a norma di legge con una multa da 500 a 10.000 euro per chi compra e per una multa di importo doppio per il venditore. La contraffazione, si legge chiaramente sui segnali, «significa clandestinità, criminalità e sfruttamento». Lo stesso testo illustrato con disegni di orologi, borse, scarpe, compact disc e altri oggetti di più comune riproduzione, è stato stampato su migliaia di volantini distribuiti in città.
Dopo una campagna di sensibilizzazione di spiegazione, Comune e Provincia hanno iniziato a controllare le zone a maggior rischio abusivismo. Non sono servite retate o inseguimenti, blitz o tentativi estemporanei di sequestri. Il fenomeno dei venditori abusivi è praticamente sparito con un’adeguata (ma costante) prevenzione. Lilli Lauro ha anche allegato alla sua mozione urgente, che spera possa essere approvata dal Comune, anche un esempio di volantino. Una proposta, un suggerimento costruttivo. Nella speranza che l’assessore Scidone si confermi disponibile alla collaborazione e convinca il resto della maggioranza a fare qualcosa di più concreto ed efficace.