Vuoi andare su Marte? Preparati al sesso spaziale

Gli esperti: tre anni di astinenza per gli astronauti sono troppi. Rimedio? "Andare in orbita con l'amante". Gli scienzati della Nasa sono perplessi e studiano altre soluzioni

Per raggiungere il pianeta rosso servono spedizioni a «luci rosse». Alla Nasa ci hanno pensato in molti, ma il dottor Jason Kring, consulente dell’agenzia spaziale statunitense e docente all’Università aeronautica Embrey Riddle della Florida, è il primo a rompere il silenzio. A sentir l’estroverso scienziato, autore di una lunga dissertazione sul sito specializzato Space.com, tre anni di viaggio senza sesso sono una vera frustrazione capace di compromettere ogni futura missione verso Marte. In nome della scienza bisognerà dunque soddisfare i futuri astronauti. Kring, incaricato di studiare un equipaggio ideale per quell’odissea da 45 milioni di chilometri, ha già una soluzione. O meglio l’ha copiata dalle spedizioni scientifiche al Polo. Nelle glaciali notti artiche - spiega Kring in un’intervista al Sunday Times - non c’è matrimonio che tenga. Lì maschi e femmine inframmezzano esperimenti e copulazioni mal assortite, consapevoli che alla fine tutto si spegnerà nell’emozione del ritorno in famiglia. «Al Polo la situazione di isolamento, simile a quella spaziale - spiega Kring - sviluppa relazioni esclusive, ma limitate nel tempo che non intaccano le relazioni familiari».

Il modello dello «sposo» o della «sposa polare» da praticare e dimenticare, servirà anche per selezionare gli equipaggi da spedire sul pianeta rosso. «I prescelti saranno indubbiamente dei professionisti, ma il sesso è un bisogno primario come fame e sete ed è impossibile non pensarci per tre anni... le agenzie spaziali – sostiene Kring - dovranno tenerne conto durante la selezione».

Se piacersi, vista anche la ristretta scelta, sarà facile, più complesso sarà riuscire ad esprimere i propri sensi. E non solo per gli angusti e poco intimi spazi delle astronavi, ma anche a causa di alcune complicazioni gravitazionali che rischiano di trasformare il sesso spaziale in un vischioso e umiliante fallimento. L’allestimento di stanze a luci rosse potrebbe venir studiato, secondo Kring, già nei prossimi anni quando la Nasa progetterà le navette destinate, dal 2015, a riprendere i viaggi lunari e a tentare il successivo grande salto verso Marte. La progettazione di confortevoli e intime garçonnière interstellari non risolve però gli inconvenienti e le incognite degli amplessi a gravità zero. Jan Davis e Mark Lee, l’unica coppia sposata di astronauti salita nel 1992 su uno Shuttle, non ha mai ammesso di aver tentato l’ebbrezza del sesso intergalattico. In compenso il dottor Jim Logan, scienziato medico della Nasa, avverte che per farlo «marziano» bisognerà superare gravi problemi motori.

Mentre la Nasa ufficialmente tace, le «gole profonde» esperte dell’argomento ricordano che la mancanza di gravità determina cadute di pressione sanguigna capaci di far sfigurare anche il più virile dei compagni di viaggio. Chi pensa di stimolar la circolazione con qualche dose extra di Viagra farà meglio, invece, a non dimenticare gli assorbenti: la sudorazione da bagno turco registrata sugli astronauti in situazioni d’emotività rischia infatti di trasformare anche la più gagliarda penetrazione in un clamoroso e vischioso buco nell’acqua.

La vera incognita di un eventuale successo è nascosta però nei nove mesi successivi. Gli unici ad avere condotto studi ufficiali sulla riproduzione nello spazio sono i russi e i risultati non sono incoraggianti. I feti dei ratti fatti accoppiare al di fuori dell’orbita terrestre presentavano evidenti ritardi nello sviluppo di scheletro e cervello, attribuibili proprio all’assenza di gravità. E visto che nessuno ancora sa se i normali sistemi contraccettivi forniscano adeguate garanzie anche al di fuori dell’atmosfera, un’eventuale gravidanza extraterrestre rischia, a detta dello stesso Kring, di trasformarsi in un azzardo etico. «Il problema più grosso dei primi viaggi su Marte sarà proprio quello di un’eventuale maternità. Affrontarla senza preparazione potrebbe portarci a fronteggiare spinose e imbarazzanti questioni etiche. Soprattutto se, come molti temono, l’assenza di gravità impedisse uno sviluppo corretto dell’embrione».