«Vuoi dei documenti falsi? Vieni a Milano»

Una donna, vicina alla cellula salafita smantellata martedì dal Ros. È a lei che uno degli arrestati chiede un referente a cui chiedere del «materiale». Ovvero, documenti falsi. Passaporti e permessi di soggiorno. E lei fa un nome. Sabri Dridi, la mente del gruppo. «Mi hanno consegnato 250 euro chiedendomi di inviarla in qualche modo ad un amico di Milano». Dridi, appunto. Perché è a Milano che si svolge l’attività di preparazione di documenti falsi per favorire l’immigrazione clandestina di potenziali martiri di Allah.
È il 30 settembre 2005. B.M. e H. parlano in auto. Intercettati.
H: «Scusa, ma da dove li compri?» (i passaporti falsi, ndr).
B: «A Milano».
H: «Vai fino a Milano a comprarli?»
U: «Io ho degli amici».
Non solo i documenti. L’organizzazione, infatti, si impegna per aiutare i «fratelli» attraverso raccolte di denaro. Anche nelle moschee. In una conversazione avvenuta nel carcere di San Vittore, C.F. e C.S. affrontano l’argomento, pur senza specificare quale sia il centro islamico in cui intendono presentarsi per la «colletta».
S: «Vorrei tornare in Tunisia, ma sono preoccupato per te».
F: «Non ti preoccupare più di tanto. Trovati un lavoro a Milano e trasferisciti, in un secondo momento, a viverci».
S: «L’idea non è male, ma per ora intendo aspettare l’esito del rinnovo del permesso di soggiorno».
F: «Ci sarebbe una soluzione per procurarti dei soldi per poter andare avanti all’interno del carcere. Andrò a chiedere in moschea i soldi».
Ancora San Vittore, è il 18 dicembre 2004. Un dialogo agghiacciante. Gli interlocutori sono gli stessi, C.F. e C.S.
S: «Ieri hanno fatto vedere un documentario su K., hanno detto che da Milano è partito per l’Irak e che è rimasto ucciso in una operazione suicida a Bagdad».