Vuole uccidersi sotto un treno, ma sbaglia binario

Un operaio slovacco, depresso e disoccupato, tenta di uccidersi alla stazione di Framura, nello Spezzino. L'alcol però lo confonde e si salva. Il convoglio era puntuale, ma è passato dall'altra parte. Ora è in ospedale

L'alcol uccide. Ma, se non altro, lo fa lentamente. Quanto lentamente, dipende dalla quantità che se ne ingurgita e da quel fagotto che ci portiamo dietro dalla nascita. Un tempo lo si chiamava Destino, mentre da un po' va sotto il nome di «patrimonio genetico». Comunque, una cosa è certa: l'alcol uccide più lentamente di una pallottola, di una spada, di una corda. E di un treno. Ne deriva che suicidarsi bevendo richiede una bella costanza. Quella che l'aspirante suicida del quale parliamo, per sua fortuna, non ha avuto. Il circolo vizioso della depressione, per una volta, è diventato un circolo virtuoso, rivoltando come un calzino la vita (e la morte...) a un operaio slovacco di 31 anni che voleva farla finita e che ora, probabilmente, non sa come ricominciare.

I fatti sono presto detti. L'uomo, disoccupato, è giù, molto giù di corda: senza lavoro e chissà cos'altro, sta scivolando nel gorgo soffocante dell'autoannullamento. Allora, banalmente, come milioni di altre persone, si attacca alla bottiglia. Ben gliene incolse. Sarà proprio lei a condurre il naufrago nel posto giusto (cioè, sbagliato) al momento giusto (cioè, sbagliato). Lo scorta, sì, fin sul luogo del fatale appuntamento, ma avendo cura di spostare la traiettoria del Fato quel tanto che basta affinché il suo fedele compagno non ne venga travolto. Il nostro eroe si sdraia sui binari della stazione ferroviaria di Framura, in provincia di La Spezia. Il treno passa, più o meno puntuale. Ma sull'altro binario, quello che porta a Genova. Il macchinista, temendo che il convoglio abbia risucchiato l'uomo con il vortice d'aria, fa scattare l'allarme. Ma no, il Fato è schizzato via: l'uomo è salvo. L'appuntamento è rimandato.

Ora il nostro eroe giace (momentaneamente) in un letto dell'ospedale di Lavagna, ricoverato sotto osservazione. Gli avranno messo sul comodino la bottiglia con il whisky miracoloso? Gli avranno spiegato che di solito le coincidenze ferroviarie non sono di quel tipo? Gli avranno misurato, oltre alla febbre e alla pressione, il tasso di Fortuna che ha nel sangue?

Framura, dicevamo. Se il Destino risiede anche nei nomi, questo luogo incantevole, con una stazioncina che pare messa lì soltanto per introdurre a una spiaggetta, ha avuto il compito di custodire una vita fra solide mura di roccia. Di giorno, turisti che vanno e vengono, belle ragazze seminude, voci allegre, odore di creme abbronzanti. Ma, la notte, la notte che può portare consiglio o cattivi pensieri, tutto è buio e silenzioso. I profumi salmastri si mescolano ai ricordi, ai progetti. Non un bel posto, comunque, per morire. A dispetto di Dante. «Tra Lerici e Turbìa la più diserta,/la più rotta ruina è una scala,/ verso di quella, agevole e aperta», scrive il poeta nel III canto del Purgatorio. Lerici la conosciamo, perla fra le più rinomate della collana spezzina, ma Turbìa? È La Turbie, montuosa sentinella monegasca. E forse, allora, l’Alighieri pensava proprio a questo paesaggio aspro e sincero raccontando delle sue anime in pena...

Da Framura a La Spezia, il passo è breve. E un'altra storia, un'altra penitenza si annuncia per tre abitanti della «bianca sirena sul mar». Ancora fatti, e ancora un Destino gran sceneggiatore. Tre fratelli ultra ottantenni. Uno, in punto di morte, confessa alla moglie che tutti e tre, tanti, troppi anni fa, hanno avuto la stessa amante. La donna spedisce a uno dei cognati un pacco contenente il lenzuolo del letto della soffitta che i tre usavano per gli incontri amorosi e una foto della signora in questione, loro coetanea, scomparsa alcuni mesi fa. Il destinatario teme che il pacco contenga una bomba, e si rivolge ai carabinieri. Poi, la confessione...

Siamo in Liguria. «Umbre de muri muri de mainé/ dunde ne vegnì duve l’è ch’ané». Sì, ci vorrebbe De Andrè per raccontare di un ubriaco fortunato e di un quadrilatero amoroso. Ma con lui il Destino non è stato tenero.