IL VUOTO ITINERANTE

Scegliere Veltroni per guidare questo Paese è come scegliere del castagnaccio per chi soffre di dissenteria. Manovra spericolata. Il leader del Pd in effetti sta concludendo il suo tour per l’Italia e da lui non abbiamo sentito ancora una proposta originale, un’idea nuova, una soluzione creativa per i problemi del Paese. Ha macinato generosamente chilometri, come se la benzina dell’autobus potesse magicamente sostituire quella del cervello.
La regia è perfetta, sia chiaro. L’interpretazione pure. È la sceneggiatura che latita. Provate a ripensarci: Walter è stato veneto coi veneti, milanese coi milanesi, siciliano in Sicilia, ha scovato nonni, zie e cugini nati in ogni angolo del Paese, radici diffuse da Bolzano a Capo Passero. Ma vi ricordate di cosa diavolo abbia parlato?
In questa campagna elettorale per almeno due volte il centrodestra ha lanciato forti temi di discussione: l’italianità di Alitalia (Berlusconi) e la globalizzazione (Tremonti). Entrambi con i loro interventi hanno aperto nuovi scenari, hanno suscitato dibattito e polemiche. Si può essere d’accordo oppure no, ma non si può fare a meno di tenerli presente. Di Veltroni, che cosa possiamo tener presente? I pranzi nelle famiglie? Sì: radicchio a Treviso, vitel tonné in Piemonte, cous cous a Trapani. Meraviglioso: potrà compilare la nuova Guida Michelin. Il piatto più celebrato? Una cassata. Fosse stata l’unica.
Ieri Veltroni ha detto che la sua priorità è la lotta al precariato. Perfetto: due giorni fa aveva detto che la priorità sono i disabili. Il giorno prima la priorità era la crescita. Il 28 marzo la priorità erano le infrastrutture. Il 26 marzo la priorità era la lotta alla mafia. Il 21 marzo la priorità era la privatizzazione degli stadi. Il 18 marzo la priorità erano i processi più veloci. L’11 marzo la priorità erano le pensioni. Tra un po’ avrà più priorità che voti. Se poi ci spiega cos’intende lui per priorità, magari cambiamo il dizionario italiano. Almeno sarebbe un contributo originale. Il primo.
Si è fatta molta ironia sui plagi di Veltroni, ribattezzato da Berlusconi «Walterino sette doppiezze». Ma in realtà c’è poco da ridere: il suo vuoto itinerante è un problema per il Paese che avrebbe bisogno di proposte, non di figuranti in tour. L’unica cosa che Veltroni ha saputo proporre, in realtà, è lui stesso: we can, noi ce la facciamo è riferito al Pd non all’Italia, è un sogno di partito non per il Paese. La novità si ferma alla formula, al marchio, alla sigla, non è mai un’idea nuova. Al massimo è una riga copiata, magari male. Come quando l’altro giorno ha proposto un disegno di legge per sconfiggere la criminalità. Ottimo: un disegno di legge contro la criminalità, un decreto contro l’infelicità e una norma quadro per fare diventare tutti buoni. Prima di domenica, vedrete, c’è il rischio che Veltroni proponga di abolire il raffreddore con apposita circolare ministeriale. E non provate a contraddirlo: è una priorità.