Il vuoto pneumatico di Walter

Enrico Mentana gli chiede se in caso di crisi del governo Prodi si debba andare subito a votare, Walter Veltroni risponde: «Bisogna prima fare le riforme e poi, in un secondo momento, si può andare al voto». Un secondo momento? Ecco, è fatta, le luci sono accese, il clima Uolter ego è già creato, e non c'è intervistatore illustre che tenga. A dire il vero, un conduttore che, in puro stile anglosassone, ieri sera durante la puntata di Matrix evocato come il fantasma della libertà, avesse almeno un paio di volte interloquito con un «non ha risposto alla mia domanda» o «vediamo di fare qualche cifra», avrebbe fatto piacere, magari per verificare che non c'è niente da fare sul serio, che il democristiano Veltroni è perfetto così come si è creato, tra film, libri ed eventopoli, un Andreotti adattato al 2000. Solo che il costituendo partito democratico i panni sporchi non ha imparato a lavarli in casa come faceva la gloriosa Dc negli anni lontani, e mentre lui coltiva sorrisi e lancia impalpabili frecciatine intrise di veleno, arriva la dichiarazione di quella rozza della Rosy Bindi: «Attenti al voto e ai seggi il 14, perché esiste il peccato originale». Cioè i brogli.
Proviamo a interpretare Veltroni in formato tv, in casa. «Un secondo momento» vuole dire che una volta approvato, assieme alle opposizioni, «un pacchetto di riforme costituzionali», si possono sciogliere le Camere, o si deve aspettare in ogni caso la fine della legislatura? Non scherziamo, afferma il sindaco, la risposta «l'hanno data gli elettori, scegliendo per cinque anni di avere questo governo». Naturalmente, aggiunge, bastano «otto mesi» per approvare «un pacchetto di riforme con la riduzione del numero dei parlamentari e una sola Camera», solo così si può sperare di «portare il Paese fuori dal tunnel». Solo così, caro Prodi, che pure si ostina a dare, insieme al ministro dell'Economia, rassicurazioni sulla rinascita dell'economia.
Invece, Walter sospira che «l'Italia è un Paese fermo perché non c'è fiducia, non c'è il senso di qualcosa che si sta mettendo in moto». E tra le ipotesi per rilanciare il Paese, ipotizza anche «operazioni straordinarie sul debito». Che saranno mai queste operazioni straordinarie? Ovvio, spiegano i suoi consulenti, bisogna vendere il patrimonio pubblico, insomma hanno ripescato la Patrimonio spa di Giulio Tremonti, che a suo tempo fece indignare tanto i leader del centrosinistra. Ora, se il patrimonio pubblico si vende ai politici ai costi di favore smisurato che abbiamo appena conosciuto, appartamento ex Inpdai di Walter Veltroni compreso, ci si fa veramente poco, e non resta quindi che resuscitare Totò perché proponga allo sceicco, versione aggiornata del texano, Colosseo e Fontana di Trevi.
Il presidente del Consiglio e il capo dell'opposizione sono i più anziani d'Europa? Veltroni ha preparato la metafora che non fa male, sono come «Maspes e Gaiardoni», i due ciclisti su pista degli anni Sessanta «che stavano per ore in surplace», e «l'Italia da 13 anni è in surplace». Surplace vuol dire che si sta fermi aspettando di vedere che cosa fa l'altro, ma Uolter che Prodi stia fermo non lo ha detto. Certo, nei grandi Paesi europei, i capi dell'esecutivo hanno «tra i 52 e i 56 anni». Che fare? Il sindaco candidato si anima: «C'è qualcosa da travolgere!». Si scansi chi può, ma com'è che i consiglieri giovani del giovane Veltroni non gli hanno spiegato che, tra una metafora Anni 60 e un linguaggio forlaniano, il più vecchio sembra proprio lui?
Infatti, arriva il momento della vecchia sparata a effetto. «I sondaggi dicono che questo partito oggi, prima ancora di nascere, potrebbe conquistare il 37% dei voti. È un risultato straordinario dal quale si potrebbe partire, naturalmente a condizione che sia un partito che gira pagina anche da un altro punto di vista, un partito che voglia fare alleanze non contro qualcuno, ma alleanze per qualcosa». Qualcosa cosa? Dieci cose sulle quali mettersi d'accordo e poi stilare un programma. Un esempio? Le grandi opere o si fanno subito oppure si dice chiaramente che non si fanno. Ora, il 37 per cento vuole dire che Veltroni pensa di riprendersi in pochi mesi tutto il vantaggio accumulato dall'opposizione, che è frutto anche del fastidio e della rabbia per la coalizione della quale il sindaco di Roma è espressione. Come pensa di fare? Semplice, come a Roma, ora andrà in Piemonte non solo per gli incontri politici e con i lavoratori, ma anche «a pranzo con una famiglia comune e normale. Così si capiscono i problemi»! Demagogia? No, quella vale solo per gli incontri di popolo di Silvio Berlusconi.
Non c'è argomento sul quale il prode Uolter non si scansi, da esperto insuperabile. I romeni criminali? Sì, ci sono e ha ragione Grillo, anzi le statistiche gli indicano che nella capitale quattro crimini su cinque vengono commessi da romeni, ma la colpa è del precedente governo, che ha fatto entrare la Romania nel governo europeo. Ora, la decisione di principio fu europea, quella di merito, una moratoria per non farli entrare subito con il passaporto uguale al nostro, è stata nazionale, e il governo Prodi poteva prendere tempo come hanno fatto altri governi. Invece hanno accolto i romeni come segno della loro tolleranza, e il sindaco forse ha dimenticato di aver tenuto un’affollata conferenza stampa nella quale presentò con orgoglio venti poliziotti, testè assoldati, di nazionalità romena. Qualcuno li ha più visti?
Infine, mentre la notte è fonda, ma il programma è stato replicato ieri mattina, il giallo dell'affluenza alle primarie del 14. Per Prodi, unico candidato, furono addirittura quattro-cinque milioni, solo che ora le schede di allora sono sparite e i candidati sono più di uno. Non importa, saluta Uolter, sarà una meravigliosa giornata di democrazia, una giornata bianca, bastano trenta-quarantamila voti.
Chissà se a Matrix il candidato e sindaco Walter Veltroni faceva Maspes o Gaiardoni.
Maria Giovanna Maglie