W la Tour Eiffel 2

di Cristiano Gatti

Vorrei subito dire né Londra né Parigi, ma sempre e solo Roma, per il fascino, la storia, l’atmosfera che le altre due capitali nemmeno si sognano. Ma il tema non è questo, Roma è fuori concorso (posso presumere fuori categoria?), dunque a discendere dico immediatamente Parigi, senza indecisioni e tentennamenti, vagando per luoghi comuni. Sì, se qualcuno è alla prima volta e deve per forza scegliere, non deve esitare: destinazione Parigi. Poi, col tempo, se restano dei soldi e delle curiosità, un salto a Londra ci può stare. Ma dopo, in subordine, secondariamente. Nessuno può avventurarsi sul Tamigi se prima non ha trascorso giornate lungo la Senna. Non ci piove. A proposito: è vero che ultimamente anche Londra ha rivisto il suo microclima plumbeo, offrendo ogni tanto scampoli di estate strampalata e fuori stagione. Ma restiamo nel campo delle eccezioni, come dimostrano gli immediati servizi televisivi di mezzo mondo. La regola è un’altra, antica di secoli: Londra è cupa, tetra, buia, tenebrosa. È la città ideale per anime contorte e ombrose. È il luogo giusto per chi ami muoversi nell’oscurità. Non lo dico io, lo dice la grammatica inglese: il termine smog nasce proprio lì, per indicare la cappa di fumi e di nebbie (smoke and fog) che fa da habitat naturale per lunghi mesi all’anno. A forza di demolire Londra (nel bipolarismo spinto non bisogna andare per il sottile), posso dare l’idea di scegliere Parigi per esclusione. Dannazione, non è così. Parigi è la prima scelta (dopo Roma). Anche lì il meteo non è quello di Lecce o di Palermo, ma comunque brilla un’altra luce. Le piazzette, i vicoli, le brasserie, i boulevard, i Campi Elisi, gli angoli nascosti e i viali smisurati, ma soprattutto quelle facciate e quei tetti che rendono la visuale allegra e positiva: questa è Parigi, la capitale che solleva l’animo e dispone alle più poetiche cose. Se poi, un giorno, qualcuno si decidesse a sgombrare da Parigi anche la spocchia dei parigini, allora posso dirlo, senza paura d’esagerare: avremmo la città ideale, la madre di tutte le città. Dopo Roma, che è la nonna.