Ma Wagner amava vestirsi da donna?

Richard Wagner, ma sì, ma proprio lui, dei Nibelunghi e di Tristano e Isotta, scriveva lettere a una sarta francese e a suo marito, che lavoravano a Milano, e ordinava deliziosi vestiti con corsetto e balze a sbuffo e crinolina, e ad altri sarti chiedendo mutande rosa. Gentile, vero, con sua moglie Cosima? Ma adesso esce il Wagner Journal e lo studioso Baddy Millington insinua: se li metteva addosso lui. Le ragioni sono diverse: nel suo diario Cosima la pignola non annuncia gli arrivi, ed una volta lui s'era fatto vedere in giro con una giacca femminile. Affermava di portare biancheria intima di seta per allergia alla lana ed al cotone. Insomma, o era precursore delle allergie o del travestitismo.
Piccolo, con il mento pronunciato, il piglio da conquistatore virile, noi siamo abituati a vederlo con il basco in testa e facciamo un po’ fatica a immaginarlo anche soltanto con un top e uno chignon. Con quel clangore degli ottoni nella sua opera, poi. Ma la ricerca può portare a sorprese ed aspettiamo di saperne di più, su questi suoi diciamoli momenti di debolezza.
Di più anche sulle circostanze, se ad esempio nella lettera della crinolina, del gennaio 1874, non stesse preparando, con la calma solenne dei suoi tempi teatrali, qualche scherzo di Carnevale. O se non si stesse occupando di qualche festa in costume in casa, senza confidarlo alla moglie. Bisognerebbe anche sapere le risposte dei sarti, e così via. Il contesto è importante, le notizie si giocano all'interno a volte anche maliziosamente. Al cardinale americano Spellman, in visita a Parigi, un giornalista chiese, all'aeroporto: «In che night va stasera?»; egli rispose ingenuamente: «Ci sono dei night, a Parigi?»; e l'indomani lesse in prima pagina: «La prima domanda di Spellman all'arrivo: ci sono dei night a Parigi?».