Wagoner: «General Motors non fallirà»

da Milano

La bancarotta non è nel futuro di General Motors, mentre anche nel 2005 il top management vedrà i propri compensi ridursi di circa il 40%. A prendere posizione sul futuro del gruppo automobilistico è stato ieri il numero di uno di Detroit, Richard Wagoner. Wagoner ha spiegato in una intervista che il ricorso al Chapter 11, la normativa che negli Stati Uniti disciplina i casi di amministrazione controllata, «non è una opzione valida».
Con queste dichiarazioni il manager allontana le ipotesi di mercato secondo cui il primo produttore di auto al mondo potrebbe seguire l’esempio di Delphi, la ex controllata scorporata nel 1999 che nelle scorse settimane è ricorsa al Chapter 11 per avviare un drastico piano di ristrutturazione. In conseguenza dei risultati negativi di bilancio, che segna 3 miliardi di dollari di perdita nei primi 9 mesi dell’anno, Wagoner e il top management del gruppo vedranno i propri compensi ridursi anche nel 2005 (dopo il 2003 e il 2004) di circa il 40%. «L’iniziativa è un modo di replicare ai rilievi dei sindacati secondo cui i vertici dell’azienda non fanno sufficienti sacrifici», rileva Wagoner.
Intanto nei giorni scorsi Kirk Kerkorian ha ottenuto da Bank of America una linea di credito da 400 milioni di dollari, dando in pegno l’intera partecipazione posseduta in General Motors. L’operazione, che interessa la quota del 9,9% arrotondata appena la scorsa settimana, potrebbe essere - secondo rumor di mercato - funzionale a un’ulteriore crescita nel capitale della società.