Wagoner va ko con una medaglia da 20 milioni

Il colpo del ko è arrivato al termine di un match estenuante, iniziato alla fine del 2004 con le prime avvisaglie di una crisi che sarebbe via via diventata quasi irreversibile. Un primo gancio, molto potente, che lo aveva fatto vacillare, Rick Wagoner lo aveva ricevuto proprio da Sergio Marchionne (Fiat) la notte di San Valentino del 2005: la sconfitta di Gm nella trattativa sull’opzione «put». L’ex numero uno di Gm finirà alle corde altre volte, riuscendo però sempre a evitare l’onta del knock out. L’altra notte la resa: finito al tappeto, non si è più rialzato, forse anche in segno di rispetto nei confronti dello sfidante: il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. A consolare Wagoner, all’angolo, Jennifer Granholm, l’amica governatrice del Michigan: «Rick è un capro espiatorio, ha accettato di farsi da parte per il bene dei lavoratori e della società in cui ha prestato servizio per 30 anni».
Eppure, nonostante le mille crisi gestite, gli altrettanti piani di ristrutturazione varati, e dato quindi per spacciato più volte, non è passato molto tempo da quando il cda di Gm gli ha rinnovato la fiducia. Una sorta di incoraggiamento pochi giorni dopo l’annuncio di conti trimestrali in rosso per 15,5 miliardi di dollari e alla vigilia del passaggio dello scettro di primo produttore a Toyota. La verità è che nessuno all’interno del gruppo di Detroit aveva la minima intenzione di prendere il suo posto: troppo complicata la madre di tutte le crisi, meglio attendere eventuali aiuti dello Stato e far rosolare bene, fino alla cottura completa, il coraggioso presidente. Certo è che il più giovane numero uno, ora 56enne, che la Gm abbia mai avuto nella sua storia, dallo scorso inverno ha inanellato una serie di gaffe e di situazioni discutibili che hanno finito per accelerare la caduta finale. Convocato insieme ai due colleghi di Ford e Chrysler davanti al Congresso per spiegare come le ex Big Three si sarebbero risollevate, Wagoner aveva pensato bene - imitato da Alan Mulally e Bob Nardelli - di raggiungere Washington a bordo del proprio aereo privato. «Ma come - si erano chiesti i senatori -, venite da noi con il cappello in mano e non siete nemmeno capaci di risparmiare quei pochi dollari che vi sono rimasti, rinunciando al jet personale?». La volta successiva i tre top manager hanno così pensato bene di presentarsi nella Capitale alla guida di veicoli elettrici. E per dimostrare di aver dalla sua parte anche gli operai delle linee di montaggio, all’Auto Show di Detroit d’inizio anno Wagoner si era portato la claque: applausi, tifo da stadio e cartelli con parole di sprono indirizzate al datore di lavoro avevano accompagnato la sfilata di quelli che avrebbero dovuto essere i modelli del rilancio.
Un mese dopo la nuova bufera: quasi 31 miliardi di perdite nel 2008 e la conseguente richiesta, oltre a nuovi fondi, di sopprimere 47mila posti nel mondo, un quinto della forza lavoro. «Ho approntato un piano per essere vincente e non per sopravvivere»: il primo a cadere, però, è stato proprio lui. Un ko, comunque, che potrebbe valere, secondo la stampa Usa, un piano pensione da 20,2 milioni di dollari.