Wailers, torna la band fondata da Bob Marley

Un giorno indimenticabile, leggendario, il 28 giugno 1980, entrato a pieno titolo nella storia della musica dal vivo in Italia. In quell'occasione, Bob Marley riuscì a trasformare lo stadio di San Siro in una nuova «Woodstock», una grande festa di popolo, pacifica e gioiosa, con oltre 80mila invitati.
Un'affluenza record per un evento che mise tutti d'accordo: i figli dei fiori, ma anche chi conosceva solo No woman, No cry e la gioventù più politicizzata che vedeva in Marley il simbolo della ribellione e delle libertà negate. E che contribuì a fare uscire l'Italia del rock dall'isolamento in cui era rimasta imprigionata negli anni precedenti, a causa dei numerosi incidenti a sfondo politico che interrompevano le esibizioni dal vivo.
La gente era tutta per il «messia» caraibico del reggae, ma anche per i Wailers, la formazione «inventata» da Marley in quel di Kingston più di 40 anni fa (assieme a Peter Tosh e Bunny Livingstone) e che, ancora oggi a oltre 24 anni dalla sua scomparsa, ne porta in giro per il mondo l'eredità musicale. Come questa sera (ore 21.15, ingresso 10 euro) al Giardino Baden Powell di Salò, in provincia di Brescia, seconda data di un corposo tour del Belpaese che, almeno nelle intenzioni, vuole celebrare il sessantesimo anniversario della nascita del gran maestro del reggae. Un genere musicale, risultato dell'abbinamento tra primitivismo afro, suoni caraibici, blues, soul e rock, che per Bob Marley era anche una vera e propria filosofia di vita.
Della cricca di musicisti che ha accompagnato «Re Leone» ai vertici delle classifiche di mezzo mondo (la premiata ditta ha prodotto vendite per oltre 250 milioni di dischi), sono rimasti solo un paio di superstiti: il bassista Aston «Familyman» Barrett (entrato a fare parte dei Wailers dal '69 con il fratello Carlton, batterista), nelle vesti di capobanda, e il tastierista Earl «Wire» Lindo. Nel team odierno meritano invece una menzione speciale la sezione fiati composta dal sassofonista Glen DaCosta e dal trombonista Vic Gordon (partner storici di Marley e compagni negli show dal vivo fin dalla metà degli anni Settanta) e il cantante Gary «Nesta» Pine, che ha l'ingrato compito di reinterpretare il meglio del repertorio marleyano. Preparatevi a un viaggio a ritroso nel tempo: da Natty Dread e Lively Up Yourself a Stir It Up e I Shot The Sheriff, passando per Zion Train, One Love, Get Up Stand Up, Exodus e l'immancabile Redemption Song, l'inno alla redenzione delle anime, testamento sonoro di Marley.