«Con Walker e Bressani è un’altra musica»

Luca Devoti è l’uomo-equipaggio di +39. Velista di solida esperienza, con titoli in classe Finn e una medaglia d’argento a Sydney 2000, ha scelto per il team la formula «olimpica». Ovvero di selezionare uomini dal luminoso passato e presente nelle classi che assegnano medaglie ai Giochi.
Per timoniere ha voluto Iain Percy, di cui proprio a Sydney ha visto la poppa troppe volte: a lui l’oro. Percy è riconosciuto come uno dei talenti assoluti della vela contemporanea. Devoti ha anche alle spalle un’esperienza come costruttore di barche e alberi, sebbene nelle derive, e questo gli consente di dialogare con il progettista Giovanni Ceccarelli in termini concreti e non per impressioni. «C’è una novità – dice Devoti – ho deciso di ricominciare a correre con la Star… resto fedele alla mia decisione di non salire su +39 per non sovrapporre le mie ambizioni a quelle del team. Per il momento inizio con il prodiere Stefano Lillia, poi vedremo». Questo significa il lancio di una nuova campagna olimpica, tanto per ribadire il comune denominatore che devono avere i marinai di +39.
Ci sono novità per quanto riguarda l’equipaggio di +39?
«Abbiamo due nuovi arrivi: il fortissimo Ian Walker, campione di 470, timoniere di Star argento a Sydney e timoniere per Gbr Challenge nel 2003. Il secondo è l’italiano Lorenzo Bressani, che ha una buona esperienza con le barche Ims di una certa dimensione. Per il momento saranno i suggeritori tattici di Percy. Più avanti stabiliremo i ruoli dell’equipaggio. Siamo riconoscenti a Tommaso Chieffi che ci ha aiutato molto a crescere con la sua esperienza ma vogliamo restare fedeli alla nostra idea di equipaggio giovane e olimpico. Stiamo preparando una sorpresina invernale con altri due velisti di grande livello».
Quando inizierete la costruzione delle prima barca?
«In settembre, vorremmo essere pronti per gli Act del 2006 con la nuova barca. Per ora abbiamo migliorato la nostra ma sappiamo di non poter pretendere molto».
È soddisfatto della sua idea di equipaggio?
«Molto. Secondo me funziona. Mi sono dato tre tappe. La prima era imparare a usare queste barche e ci siamo riusciti. La seconda è di crescere in match race e non dubito che i talenti che abbiamo ci riescano. La terza è di affinamento, di messa a punto del sistema uomini barca».
Come sono i rapporti con gli altri sindacati?
«Con gli italiani sul piano personale molto buoni, nella pratica in realtà sono nulli, non ci troviamo mai fianco a fianco in mare. Ma sono scelte tipiche della Coppa, dove si cerca di tutelare ogni piccolo segreto. Comunque credo ci alleneremo con i tedeschi di Internet. Il regolamento ci consente di allenarci assieme, la cosa proibita sono gli scambi di dati e file».
Come trova l’atmosfera svedese?
«Molto affascinante. Mi sembra che con queste regate si entri davvero nella “nuova Coppa” che ci avevano promesso, il grande circuito».
Ci sono molti velisti ma non si vedono molti sponsor...
«Ma sì, arriveranno, qualche cosa succede sempre».