Wall Street affonda: -7,33%. Borse europee giù L'Fmi: siamo sull'orlo di una recessione globale

Ancora una
chiusura negativa per la Borsa di Tokyo. Le piazze europee conducono una giornata positiva finché New York non affonda in un profondo rosso. Raffica di sospensioni a Milano. Berlusconi: &quot;Non vendete le vostre azioni&quot;. L'Euribor torna ancora a livelli record. La Bce immette liquidità per 100 miliardi di dollari: <strong><a href="/a.pic1?ID=296841">&quot;La ripresa nel 2009&quot;</a></strong>

Milano - Wall Street non frena la caduta libera, ed ancora un giornata difficilissima per la piazza finanziaria americana. Dopo gli assestamenti che seguono la chiusura, Wall Street ha accelerato ancora le perdite, assestandosi a 8.579,19 punti cedendo il 7,33%. Il Nasdaq arretra dello 5,47% a 1.645,12 punti, mentre lo S&P 500 lascia sul terreno il 7,62%% a 909,92 punti. Tra le perdite più significative del listino spiccano la GM (-33%), scesa ai suoi livelli degli anni cinquanta, oltre ai bancari, con Morgan Stanley che arretra di circa il 20%. In questi ultimi giorni il Dow Jones ha perso il 15% circa, e rispetto al record assoluto di circa un anno fa, ad oltre 14.164 punti, la perdita è del 35%.

Tentano di rialzarela testa le borse mondiali all’indomani dell’azione coordinata delle banche centrali ma il rimbalzo partito stamattina in Asia è destinato a durare poco. Il taglio dei tassi di mezzo punto, una mossa "senza precedenti" che ieri non aveva affatto convinto i mercati, oggi sembrava invece aver finalmente preso corpo. Ma a metà pomeriggio torna il nervosismo tra gli investitori. Wall Street dopo una partenza positiva vira improvvisamente in rosso con il Dow Jones e il Nasdaq che cedono il 2%. Anche l’Europa frena che, nel finale, chiude con un pesante ribasso.

L'Europa scivola Le borse europee falliscono il rimbalzo e chiudono in rosso, affondando nel finale sulla scia di Wall Street. I listini del Vecchio Continente, che nel corso della giornata avevano rialzato la testa, dopo il crollo di ieri, diventano negativi nell’ultima mezzora di contrattazioni. Lo scivolone viene procurato da Wall Street, partita bene e poi calata strada facendo. Attualmente il DJ perde lo 0,87% e il Nasdaq sale dello 0,46%, dopo essere entrambi scivolati, per un breve periodo, oltre il 2%. I mercati tornano a temere la crisi finanziaria, mentre gli operatori, che avevano fatto incetta di titoli il cui valore era sceso a precipizio dopo i recenti ribassi, hanno poi allentato la presa sugli acquisti. A Londra l’indice Ftse cala dell’1,21% a 4.313,80 a punti. A Milano il Mibtel arretra dell’1,63% a 16.519 punti e a Francoforte il Dax perde il 2,53% a 4.887 punti. A Parigi il Cac 40 cede l’1,55% a 3.442.70 punti. tra i bancari Barclays lascia sul terreno il 13% e il Santander il 4,3%, tra i petroliferi Royal Dutch Shell giù del 3,2% e BP in calo dell’1,8%.

Rimbalzo fallito a Piazza Affari Chiusura di seduta in calo per la Borsa valori, che inverte la tendenza proprio nel finale di riflesso all’andamento negativo di Wall Street, e vanifica i buoni rialzi registrati in precedenza. L’indice Mibtel termina con un -1,63%, a 16.519 punti, mentre l’S&P/Mib cede l’1,81% e l’All Stars sale dello 0,91%. Scambi in calo, a 4 miliardi di euro. Piazza Affari come gli altri mercati europei ha tentato il rimbalzo già in avvio, riuscendo a mantenere un progresso dell’1-2% fino al pomeriggio, e toccando anche un massimo del 3,2% in concomitanza con l’apertura a New York. Poi il brusco declino di Wall Street ha compromesso tutto, e i nervi sono tornati a fior di pelle. In calo oggi Enel e gli altri titoli energetici, deboli in tutt’Europa; molto venduta Intesa, giù anche Bpm, in recupero Unicredit. Ancora in calo a nuovi minimi Telecom, tiene Fiat, male i titoli del lusso.

Berlusconi: "Non vendete le azioni" "Consigliamo agli italiani di non vendere le proprie azioni, ma di mantenerle, perché tra 18-24 mesi il prezzo delle azioni tornerà a un livello giusto". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nella conferenza stampa a conclusione del vertice Italia-Romania. Quello che sta succedendo in queste settimane, ha spiegato Berlusconi, "è l’opposto della crisi del ’29: allora azienda che valevano 10, attraverso speculazioni arrivavano a valere 100, poi le azioni venivano vendute e si verificò un disastro che ebbe riflessi terribili sull’economia reale". Oggi, ha sottolineato, "abbiamo aziende che funzionano molto bene, che producono utili, come Enel ed Eni e c’è una Borsa che è staccata dalla realtà, a causa del panico che si è scatenato, le azioni vengono valutate meno del loro valore reale".

L'intervento sulle banche Unicredit "è stata chiamata dalla Banca d’Italia ad un immediato aumento di capitale con cui coprire le perdite che la sua filiale tedesca aveva raggiunto. Questo capitale è stato trovato nel mercato e questo unico problema che c’era è stato risolto". "Con la direzione della banca centrale ora stiamo passando in rassegna tutte le banche principali italiane, perchè ove si verificasse che qualcuna di queste banche avesse una patrimonializzazione giudicata insufficiente, le chiameremmo ad aumentare questi capitali", ha sottolineato Berlusconi chiarendo che il governo non intende assolutamente nazionalizzare le banche. "Non credo che sarà necessario - ha poi aggiunto Berlusconi riferendosi al provvedimento approvato dal governo - ma se dovessimo intervenire nell’aumento di capitale di una banca che non trovasse i fondi nel libero mercato, noi entreremmo come azionisti proprietari di azioni privilegiate senza diritto di voto. Quindi le banche resterebbero private nelle mani della loro dirigenza. Lo Stato entrerebbe provvisoriamente e temporaneamente per dare un supporto", ma "secondo la Banca d’Italia non si vedono oggi dei casi in cui ci siano queste possibilità". "La motivazione principale - ha detto ancora il premier sempre parlando del decreto legge del governo - non è quella di rassicurare i cittadini che erano già abbastanza sicuri della solidità del nostro sistema bancario, ma è quella di far sì che le banche continuino a svolgere la loro indispensabile attività di sostegno all’economia, sia alle imprese che ai consumatori, perché i riflessi di questa crisi che noi temiamo sono quelli sull’economia reale. Noi siamo preoccupati per l’andamento borsistico, perchè siamo di fronte ad una crisi che è l’opposto di quella che ricordiamo come la grande crisi del ’29".

Fmi: "Vicini alla recessione globale" "La situazione è seria, siamo sull’orlo di una recessione globale. Molti paesi avanzati sono fermi a crescita zero", afferma il direttore generale del Fmi Domenique Strauss-Kahn, sottolineando come la cooperazione sia la chiave per uscire dalla crisi. "Bisogna agire rapidamente e in modo coordinato, specialmente in Europa", ha aggiunto Strauss-Kahn evidenziando le quattro condizioni per uscire dalla crisi in atto: restituire fiducia ai mercati; azioni con obiettivi chiari da parte degli stati, che devono adottare piani organici; risolvere il problema degli asset in difficolta; e soprattutto ricapitalizazione delle istituzioni finanziarie. Per gestire la crisi finanziaria che sta mettendo in ginocchio le economie avanzate, "occorre andare oltre il G7", che ha un ruolo importante, ma non esclusivo. "Tutti i paesi devono essere coinvolti" e collaborare alla soluzione della crisi peggiore dalla Grande Depressione degli anni Trenta.

Euribor è ancora da record Il tasso Euribor a tre mesi, benchmark per il calcolo dei mutui ipotecari, è rimasto invariato al 5,393% rispetto alla vigilia: si tratta comunque sempre del massimo livello dagli ultimi mesi del 1994. Il taglio dei tassi di riferimento concertato ieri dalle principali banche centrali non ha avuto alcun impatto sull’interbancario poichè il nocciolo del problema, osservano nelle sale operative, resta la mancanza di fiducia tra le banche.

La Bce immette liquidità La Bce ha immesso sul mercato 100 miliardi di dollari e ha annunciato nuove misure tecniche per stabilizzare i mercati: la decisione arriva all’indomani del taglio concordato dei tassi di interesse. Il tasso marginale dell’operazione di rifinanziamento è del 5% contro un tasso medio del 9,44%. La somma disponibile è stata raddoppiata per venire incontro alle esigenze di liquidità delle banche. La Bce metterà anche in pratica alcune misure per stabilizzare i mercati: dalla settimana prossima le operazioni settimanali di rifinanziamento effettuate dall’istituto, con cui rifornisce di liquidità le banche della zona euro, saranno effettuate a tasso fisso. Finora il tasso di rifinanziamento corrispondeva al tasso minimo: in pratica però le operazioni si possono fare a tassi più alti, soprattutto in casi di forte domanda come gli attuali. Dopo il taglio dei tassi di ieri il nuovo tasso di riferimento della Bce sarà il 3,75%: l’obiettivo è garantire alle banche un accesso alla liquidità facilitato. Da oggi poi la Bce ridurrà la forbice tra il tasso a cui le banche prendono in prestito il denaro e quello che grava sugli istituti stessi per depositare il denaro presso la Banca centrale: il primo passerà dal 4,75% al 4,25% e il secondo dal 2,75% al 3,25%.

L'Asia contiene le perdite Si arresta l’emorragia di perdite sulle borse asiatiche ma il taglio dei tassi operato dalle banche centrali di mezzo mondo e al quale hanno preso parte anche Cina, Corea del Sud, Hong Kong e Taiwan non basta a ridare slancio ai listini. L’Asia si avvia a chiudere la seduta senza una direzione precisa e con le Borse che muovono in ordine sparso: Tokyo è scesa ancora (-0,5%) con Sydney (-1,5%) e Taiwan (-1,4%) mentre Hong Kong (+2,6%) e Seul (+0,6%) sono salite. In flessione invece gli indici cinesi con Shanghai che cede lo 0,6%. Accanto al taglio coordinato di mezzo punto percentuale operato da Fed, Bce e altre banche centrali, una sforbiciata ai tassi è arrivata ieri anche dalla China (-27 punti base) e da Hong Kong (-100 punti base). Oggi è stato il turno della Corea e di Taiwan intervenire per ridurre di un quarto di punto il costo del denaro. La Banca centrale giapponese ha pompato 20 miliardi di dollari di liquidità nel sistema.