Wall Street cambia rotta e ora punta sui Democratici

Dei tre milioni di dollari donati dalle prime dieci banche il 54% è andato ai liberal. Soprattutto a Barack Obama

Non succedeva da dieci anni, più o meno. Dal contratto con l’America voluto da Newt Gingrich il mondo dell'alta finanza newyorchese era stato considerato una roccaforte per i candidati repubblicani alla vigilia di elezioni presidenziali. A Wall Street è cambiato il vento: in barba agli ideali, nonostante la presunta indifferenza dei liberal nei confronti dei soldi, Wall Street si scopre democratica. L’emittente americana Abc ha sezionato i dati dei contributi alle campagne elettorali degli aspiranti presidenti e ha fatto i conti in tasca ai banchieri di New York. Ha scoperto che per i democratici tifa la maggioranza dei dipendenti di Ubs, Citigroup, Goldman Sachs, Lehman Brothers e Morgan Stanley: lo testimoniano gli assegni staccati per la senatrice di New York Hillary Clinton, per il senatore dell'Illinois Barack Obama o per l'ex senatore della Carolina del Nord John Edwards.
Schierati su posizioni prevalentemente repubblicane sono invece i dipendenti di Bear Sterns, Merrill Lynch, Deutsche Bank e Credit Suisse. Bank of America, è l'unica grande banca bipartisan, le donazioni dei dipendenti sono in sostanziale equilibrio tra democratici e repubblicani.
Nel complesso dei tre milioni di dollari donati dalle prime dieci banche il 54 per cento è andato ai democratici. Goldman Sachs, la più grande tra le banche d'affari, ha messo a disposizione dei candidati dei due partiti 542mila dollari nei primi sei mesi dell'anno. Più del 63 per cento di quella cifra è andata ai primi tre democratici, soprattutto Obama, che ha 184.750 dollari.
I lavoratori di Wall Street non sono numerosi come quelli di altri settori, ma hanno salari più alti e una predisposizione maggiore a finanziare politici. Abc cita un centro di ricerca bipartisan, il Center for Responsive Politics, e spiega che molte aziende che negli ultimi dodici anni hanno donato fondi a candidati repubblicani, ora stanno cambiando orientamento, sostenendo invece i democratici. In parte ciò è dovuto al fatto che si finanzia il partito al potere, e dal novembre scorso i democratici controllano il Congresso. Ma le prove del passaggio epocale ci sono. Un esempio è quello di John Mack, amministratore delegato di Morgan Stanley. Ha appoggiato l'attuale presidente George W. Bush, raccogliendo per lui oltre 200mila dollari in contributi nell'ultima campagna elettorale. Ora sta con Clinton. Anche i vertici Citigroup, Lehman Brothers, Morgan Stanley e Ubs hanno finanziato in proporzione maggiore la campagna elettorale di candidati democratici.
L'ex sindaco di New York Rudy Giuliani, l'ex governatore del Massachusetts Mitt Romney e il senatore dell'Arizona John McCain possono contare invece sul sostegno di Merrill Lynch, Bear Sterns, Credit Suisse e Deutsche Bank. Gli addetti ai lavori spiegano nell'impopolare politica della Casa Bianca dopo le stragi dell'11 settembre 2001, il cambio di campo. I moderati repubblicani di Wall Street si sono lentamente allontanati dal partito.