Wall Street chiude in rialzo, Borse Ue in positivo

Il Nikkei apre una nuova giornata negativa: -3,55%. Ma l'Asia rimbalza. Negli Usa tasso di disoccupazione in rialzo: 6,5%. Ma Wall Street apre in positivo e trascina l'Europa, poi chiude in rialzo

Milano - Prosegue la buona intonazione delle Borse europee dopo oltre un’ora di scambi Usa. Gli indici del Vecchio Continente, trascinati da un rialzo che supera il 2% Oltreoceano, corrono con le assicurazioni e l’energia. In particolare gli acquisti si concentrano su Munich Re (+8%), Allianz (+7,9%), Swiss Life (+6,27%) e Old Mutual (+5,6%). Bene anche Axa (+5,15%), Swiss Re (+4,65%) e Ing Group (+4,36%) sulla piazza di Amsterdam, mentre in campo energetico brillano Bp (+5,43%), Total (+4,41%) e Shell (+3,57%), insieme a Gdf (+5,11%) ed Edf (+2,13%). Questi gli indici dei titoli guida: Londra +2,69%, Parigi +2,42%, Francoforte +2,59%. Il tasso di disoccupazione Usa è peggiore rispetto alle stime degli analisti, che attendevano un aumento al 6,3 per cento. È il valore più alto in 14 anni. 

Bene Milano Il segno positivo è tornato in piazza Affari, come anche nelle altre Borse internazionali dopo due sedute negative: la settimana, partita con due rialzi, si chiude nuovamente all’insegna del recupero, anche se i problemi dell’economia globale rimangono ben presenti sullo sfondo. Il Mibtel archivia la giornata salendo dell’1,36% a 16.943, in rialzo del 2,66% rispetto a venerdì scorso, con volumi dell’attività che confermano la scarsa convinzione del rimbalzo mantenendosi su livelli modesti, pari a un controvalore di poco superiore ai 2,1 miliardi di euro. Milano ha stentato più delle altre piazze europee a decidere di tornare a salire: per tutta la prima fase della seduta e fino al pomeriggio, infatti, l’offerta è prevalsa sui principali valori, con la sola eccezione del comparto petrolifero che ha beneficiato del recupero del prezzo del greggio, complice anche la debolezza del dollaro. Verso la fine della seduta, però, anche il listino milanese è stato contagiato dall’andamento rialzista di Wall Street (nonostante i preoccupanti dati sull’occupazione negli Usa) e la maggior parte dei titoli più importanti ha chiuso bene.

Wall Street apre in rialzo Apertura in deciso rialzo per Wall Street con il Dow Jones che guadagna l’1,11% a 8.791 punti mentre il Nasdaq sale dell’1,26% a 1.628 punti. Bene anche lo S&p 500 (+0,96% a 913 punti). Fra i titoli buon avvio per la Ford che guadagna il 2,53% dopo aver riportato una perdita per il terzo trimestre inferiore all’anno scorso e aver preannunciato una nuova riduzione del 10% della forza lavoro. Sale anche Gm che prende il 4% in attesa di presentare la sua trimestrale. Allungano ulteriormente gli indici di Borsa americani. Il Dow Jones segna +1,97%, lo S&P 500 +1,95% ed il Nasdaq +2,06%.Poi chiude in rally. Il Dow Jones sale del 2,90% a 8.948,35 punti, il Nasdaq avanza del 2,41% a 1.674,40 punti, mentre lo S&P 500 mette a segno un aumento del 2,87% a 930,87 punti.

L'Asia contrastata Borse asiatiche in calo sulla scia dell’allarme utile annunciato dal colosso automobilistico giapponese Toyota e alla frenata delle quotazioni del petrolio nelle contrattazioni serali. I listini dell’estremo oriente hanno infatti archiviato la seduta con una perdita che si attesta mediamente intorno all’1,8% (indice Msci Asia Pacifico), mentre Tokyo ha fatto decisamente peggio lasciando sul terreno oltre 3,55 punti percentuali. Ad arginare le perdite hanno contribuito comunque le Borse minori come Hong Kong (+3% in corso) e Shanghai (+1,7% in corso). A contribuire alla flessione dei mercati, oltre la chiusura in forte ribasso di Wall Street nella seduta precedente, contribuiscono i rinnovati timori di crisi dell’economia a livello internazionale. Guardando ai singoli titoli balza agli occhi il tonfo di Toyota che ha perso il 9,2%, dopo aver previsto un utile ridotto per i primi nove mesi dell’esercizio. Una notizia questa che ha demoralizzato il resto del comparto con Honda Motor che è scesa dell’8,7% e Nissan del 7,3 per cento. Tra gli altri in calo anche i giganti delle materie prime, in scia alla frenata del petrolio sotto la soglia dei 60 dollari al barile (a 59,97 dollari). Sono cadute quindi sia l’australiana Bhp Billiton (-4,4%) che la concorrente Rio Tinto (-8,6%).

Ocse: superindice in picchiata Continuano ad aggravarsi le prospettive delle sette maggiori economie globali, per cui il superindice previsionale dell’Ocse segna a ottobre le più accentuate svolte cicliche in negativo degli ultimi dieci anni. Un generale calo di 1,5 punti tra settembre e ottobre, per tutta l’area dell’Ocse, con cui ora l’indicatore risulta sprofondato di 6,1 punti rispetto ai livelli dello scorso anno. A ottobre l’Italia se la cava con la flessione mensile meno accentuata, meno 0,5 punti, ma anche per la sua economia il paragone su base annua è decisamente negativo: meno 5,9 punti. La tendenza all’indebolimento è generalizzata e coinvolge anche i giganti emergenti dell’economia, avverte l’Ocse: Cina, India Russia e Brasile. Per l’area dell’euro il superindice di ottobre ha segnato una contrazione mensile di 1,4 punti e il calo su base annua si aggrava a 7,3 punti. Per gli Stati Uniti il calo mensile è stato di 1,9 punti e la flessione su base annua si accentua a 6,6 punti.