Wall Street crolla ancora: -7,3% Milano giù, tutta l’Europa trema

New York scende sotto quota 9mila punti. Oggi i mercati rischiano vendite da panico. Bush alle 16 parla alla nazione

da Milano

Non va. Non ancora. Nonostante il prodigarsi dei governi e il cordone sanitario steso dalle banche centrali in assetto di emergenza, tocca ancora raccontare un’altra giornata da incubo nelle Borse mondiali, con il timbro nero di Wall Street, collassata letteralmente per il secondo giorno consecutivo. Meno 7,33% indicava a fine corsa il Dow Jones, protagonista di un avvitamento di quasi 680 punti, con l’indice schiacciato sotto quota 9mila (a 8.599); meno 5,47% segnava il Nasdaq. L’eliminazione, dalla mezzanotte di mercoledì, del divieto di vendere allo scoperto potrebbe aver agito da detonatore al crollo, così come la diffidenza nei confronti di JP Morgan o i timori, ben rappresentati dalla picchiata di General Motors, che la crisi sia ormai arrivata a colpire anche l’economia reale.
Insomma, è ancora panico. E oggi, alla riapertura dei mercati, il rischio è che anche in Europa scatti una corsa frenetica a sbarazzarsi dei titoli. I listini del Vecchio continente avevano provato ieri a rialzare la testa. Dopo aver mostrato il pollice verso al taglio dei tassi di mezzo punto concordato mercoledì dalla Fed, dalla Bce e dai principali istituti di emissione, gli indici si sono mossi decisamente al rialzo fino all’apertura di Wall Street. Quando New York ha cominciato a flettere, sono ripartite le vendite. Così, di nuovo tutte giù: con Zurigo a vestire la maglia nera (-4,52%), seguita da Francoforte (-2,53%), mentre Milano ha chiuso in calo dell’1,63%. A conti fatti, altri 100 miliardi di capitalizzazione andati in fumo. Dall’inizio della settimana, sono circa 900 i miliardi in meno di ricchezza borsistica. Un bilancio che potrebbe diventare ancora più drammatico oggi.
Senza bussola, i mercati sembrano ancora aspettare ulteriori misure capaci di arginare la crisi. La Germania non esclude una nazionalizzazione permanente degli istituti soccorsi, anche se prima - ha spiegato il cancelliere, Angela Merkel - bisogna «aspettare e vedere gli effetti dei ribassi dei tassi». Provvedimenti concreti sono attesi dal vertice del G8 di prossima convocazione, mentre per domani è stato convocato a Washington un G20 straordinario. Oggi intanto il presidente George W. Bush alle 10 (le 16 in Italia) si rivolgerà alla nazione per tranquillizzarla e domani incontrerà alla Casa Bianca i ministri delle Finanze dei sette Paesi più industrializzati.
Gli interventi separati, senza coordinamento, non piacciono neppure alla Bce, che nell’ultimo Bollettino mensile rimprovera all’Europa di essersi mossa in ordine sparso nella gestione della crisi bancaria. «La Bce - si legge nel documento - sarebbe favorevole all'adozione di soluzioni comuni a livello europeo... piuttosto che a iniziative legislative a livello nazionale prive di coordinamento». Maggiore coesione hanno dimostrato gli istituti centrali con la mossa dell’altroieri sul costo del denaro, anche se l’effetto non è stato quello sperato. Il mercato stima altri tagli da mezzo punto entro la fine dell’anno. Se così fosse, i tassi nella eurozona scenderebbero al 3,25 e quelli Usa all’1%.
Nella gestione dell’emergenza l’Eurotower è comunque sempre in prima linea: ieri la banca guidata da Jean-Claude Trichet ha rifornito il mercato di liquidità iniettando 100 miliardi di euro, una cifra record. I tassi interbancari riflettono però ancora il livello di reciproca sfiducia tra le banche: l’Euribor a tre mesi è rimasto inchiodato al 5,393% segnato mercoledì, primato assoluto. Se la situazione non migliora, sarà difficile uscire dalla tempesta.