Wall Street fa finta di essere sana

Citi potrebbe tagliare oltre 20mila dipendenti

da Milano

Ibm allontana, almeno per un giorno, le paure dei mercati legate all’ormai imminente appuntamento con le trimestrali delle più importanti banche Usa, pesantemente coinvolte nella crisi dei mutui subprime. Oggi, infatti, sarà Citigroup a sollevare per prima il velo dai conti del periodo ottobre-dicembre, il più critico dopo la bufera finanziaria scoppiata durante la scorsa estate.
Ieri, però, le Borse sono riuscite a respirare grazie agli inattesi risultati di Big Blue. Che, cavalcando l’onda del dollaro debole, ha aumentato il giro d’affari del 10% su base annua (a 28,8 miliardi di dollari). I maggiori ricavi hanno fatto da moltiplicatore agli utili per azione, cresciuti del 24% a 2,80 dollari. Risultati che Wall Street (più 1,57% il Dow Jones, più 1,36% il Nasdaq) non poteva ignorare, mentre la reazione delle Borse europee, dove il rialzo maggiore è stato quello di Milano (più 0,65%), è stata tutto sommato più tiepida.
La progressiva svalutazione del biglietto verde sta quindi continuando a sorreggere, vera e propria stampella valutaria, il made in Usa, compensando la minor forza della domanda interna. Ieri l’euro è volato di nuovo oltre 1,49 dollari (1,4915 il picco di seduta, poco distante dal record storico di 1,4967), non senza aver anche incassato un nuovo primato nei confronti della sterlina (a quota 0,76080). È una forza, quella della moneta unica, che inquieta Bruxelles e non piace probabilmente nemmeno ai listini dell’euro zona per i riflessi su export e crescita. Una stima di Deutsche Bank colloca il rapporto euro-dollaro a 1,55 entro la fine di marzo, valore che potrebbe essere raggiunto se la Federal Reserve, come pare ormai praticamente certo, taglierà i tassi di mezzo punto il prossimo 29 gennaio, tenendo comunque le mani libere per ulteriori interventi entro la primavera.
Ma la fragilità del dollaro riflette anche i timori sulla reale entità della crisi del credito. Il numero uno dell’istituto centrale Usa, Ben Bernanke (oggi atteso per un’audizione al Congresso), sembra determinato a mantenere l’economia lontana dalle secche della recessione. I bilanci delle banche potrebbero però complicarne - se non renderne impossibile - la missione. Gli analisti di Ubs sono convinti che questa settimana gli istituti americani annunceranno svalutazioni per 25 miliardi di dollari. Stima fortemente ottimistica se risulteranno centrate le previsioni della Cnbc, secondo cui Citigroup annuncerà oggi svalutazioni fino a 24 miliardi, accompagnandole con 17-24mila licenziamenti e con un taglio del 40% dei dividendi. Altre bad news arriveranno da Merrill Lynch (possibili perdite per 15 miliardi), finita oltre tutto - stando alle rivelazioni del Wall Street Journal - nel mirino della Sec (l’omologa della Consob) per sospette operazioni di trading. Anche JP Morgan sarebbe sotto indagine.
Insomma, già da oggi l’umore dei mercati rischia di cambiare. In peggio.