Wall Street, nuova età dell’oro per i banchieri

Nicola Brillo

da Milano

«Greed is good, greed is right», l’avidità è una buona cosa. Ne era convinto Gordon Gekko, l’uomo d’affari interpretato dal premio Oscar Michael Douglas, di fronte agli azionisti della Teldar Paper in «Wall Street», il film cult per una generazione di raiders di borsa. La pellicola, diretta da Oliver Stone, racconta al meglio l’atmosfera dei mercati finanziari di quel tempo, gli anni ’80. All’ombra delle Torri Gemelle. Ma i tempi delle grandi fortune generate dalle operazioni di ingegneria finanziaria, sembrano tornati.
A testimoniarlo un dato: le commissioni incassate dai banchieri d’affari di Wall Street e della City londinese nel corso del 2005 dovrebbero superare, e di gran lunga, quelle guadagnate nel 2004: 4 miliardi di dollari. E i superincassi sono legati al ritorno in grande stile delle operazioni di «leveraged buyout», l’acquisizione di una società finanziata attraverso l’indebitamento. Secondo l’agenzia Bloomberg la torta degli affari conclusi nel 2005 ha dimensioni enormi: 148 miliardi di dollari. Segnando un più 65 per cento rispetto lo stesso periodo del 2004.
«Siamo nell’era dei “mega-buyout”», assicura Maurice Tchenio, 62 anni, co-fondatore di Apax, che ha incrementato il suo fondo con 5,4 miliardi di dollari.
Il boom che si sta vivendo nelle operazioni di «leveraged buyout», secondo Bloomberg, è favorito dal livello di quotazioni dei mercati finanziari attuali, che sono 20 per cento in meno rispetto il 2000, mentre i tassi di interesse sono la metà di dieci anni fa. A contendersi fusioni e acquisizioni in qualità di advisor sono: JP Morgan, Morgan Stanley, Deutsche Bank, Citigroup, Goldman Sachs, Csfb e Ubs.
Tra i fondi di private equity più attivi la Kohlberg Kravis Roberts e Blackstone. Le società «target», così vengono definite le imprese obiettivo delle banche d’affari, sono aziende che hanno bilanci miliardari: il colosso dei giocattoli Toy “R” Us, ad esempio, acquistato per 7,5 miliardi di dollari da Kkr e Bain Capital. Oppure la società di software SunGard, che è stata acquistata da un fondo privato nel marzo scorso per oltre 11 miliardi di dollari. Altra «preda» la Amadeus Global, leader nella distribuzione globale di servizi per il mondo del turismo acquistata per 5,9 miliardi da Cinven e Bc Partners. E anche l’Europa è nel mirino dei banchieri d’affari. Auna, terza compagnia di telefonia mobile in Spagna, è al centro di una battaglia in quella che potrebbe essere il più grande «leveraged buyout» di europeo di tutti i tempi.