«La Wall Street di oggi è peggio di vent’anni fa»

Il grande regista parla di come è cambiata la finanza in occasione dell’uscita del dvd del suo famoso film

da Milano

Enron, Parmalat, crisi dei mutui immobiliari... Vent'anni dopo l'uscita nei cinema di Wall Street di Oliver Stone - ora riproposto in duplice dvd (Fox) con nuovi contenuti aggiunti -, il mondo della finanza conferma la regola umana che, quando una cosa si può fare, qualcuno la fa. Ovvero la «mano invisibile del mercato» può essere feconda, ma anche criminale. Il crollo in Borsa del 1929 - matrice immediata della seconda guerra mondiale - è un evento ripetibile, con altre modalità, ma con conseguenze imprevedibili. L'economia americana si regge su finanziamenti arabi, cinesi e giapponesi, soprattutto, e l'indebitamento degli Stati Uniti è da tempo alle stelle; alle strisce arriverà presto, col petrolio alle soglie dei cento dollari a barile, che marcerà verso i duecento, appena cominceranno i bombardamenti dell'Iran. Intensi ma brevi, si dice. Lo si diceva anche della guerra in Irak e Afghanistan.
Signor Stone, molti i film sull'economia reale, pochi - e solo americani - quelli sulla finanza. Perché?
«Per lo spirito di frontiera ogni meta è raggiungibile, se c'è determinazione. Lo speculatore sta al pioniere: gioca in Borsa o scala maggioranza azionarie come un tempo ci inoltrava nelle pianure o ci s'arrampicava sulle montagne».
Una coppia di temerari?
«S'è visto che cos'è successo nella finanza in vent'anni. Quando feci Wall Street, dietro il mercato azionario c'erano industrie, società, immobili. Il personaggio di Michael Douglas, Gordon Gekko, era una forza economica reale… ».
... e oggi no.
«Oggi Gekko non esiste più: ci sono consigli d'amministrazione virtuali. Si tirano i dadi con fortune enormi. Siamo nel regno del fittizio, si prendono numeri e dati - ugualmente enormi - e li si spostano in modo cervellotico da una colonna di bilancio all'altra».
Caso Enron (il crac della multinazionale texana)?
«Assolutamente emblematico: nessuno aveva idea di che cosa stesse accadendo, né che cosa avessero in mente quelli che poi sono finiti in galera».
Che ruolo ha la politica?
«Avalla la finzione: con le sue menzogne, il governo Bush ne è la prova lampante. Analisti di fama mondiale dicono che questo sistema fasullo è fuori controllo: ha una vita propria e regole sempre più complesse. E fallimentari. Un nuovo collasso finanziario, sul punto di esplodere, è quello di una delle più grandi banche planetarie, che disgrega miliardi di dollari quasi ogni giorno».
Per Wall Street si è ispirato ad altri film?
«Più che di ispirazione, parlerei di punti di riferimento. Il maggiore è La sete del potere di Robert Wise (1954), scritto da Ernest Lehman, con William Holden, Barbara Stanwick, Fredric March e June Allison. Mostrava lo scontro tra il marketing, regno della finzione, e la produzione, regno della realtà. Si sa com'è finita... ».
Se lei rifacesse Wall Street, il personaggio di Charlie Sheen si riscatterebbe ancora?
«Sì. In Wall Street il giovane Bud Fox (Charlie Sheen) cerca se stesso. Prende la direzione sbagliata, prima che quella giusta. Perfino nella new economy fasulla di oggi ci sono persone a posto, con un'etica e una coscienza».
Altra figura di Wall Street è il personaggio interpretato da Hal Holbrook: è una figura reale, cui lei dedicò il film. Signor Stone, alludeva anche a suo padre, vero agente di borsa?
«C'è molto di mio padre nel personaggio di Holbrook, ma anche - e soprattutto - in quello di Martin Sheen, anche se il suo personaggio è un sindacalista e non un agente di borsa. Sono uomini maturi, d'esperienza, coi piedi per terra, non sedotti da trucchi e specchi, non avidi di potere».
La brama di potere ricorre nei suoi film.
«È una costante umana. Da Wall Street a Scarface, che scrissi per Brain De Palma, un filo diretto lega Gordon Gekko a Tony Montana: potere da un lato, egocentrismo dall'altro».
Lei ebbe l'Oscar per aver scritto Midnight express di Alan Parker, dove attori italiani sono aguzzini turchi. Ora Parker dice: esagerammo. La Turchia allora aveva ragione?
«Non l'aveva e non l'ha. Per Amnesty international e Human rights watch, il sistema carcerario turco è tra i più corrotti, dove il ricco può permettersi trattamenti di favore. L'ha denunciato anche l'ottimo film turco Yol di Yilmaz Guney, palma d'oro a Cannes».