«Walter? Bravo nel calciomercato»

«Imbattibile nella mediazione, scarso come calciatore. Quella volta che ingaggiò due campioni della Lazio per rinforzare la squadra “Sdegno democratico”, sempre battuta da quella dell’“Unità”»

da Roma

I «veltroniani storici», nei Ds, sono tre (compreso Veltroni). I due più noti - Goffredo Bettini e Gianni Borgna - sono antichi compagni di battaglia del «giovane Walter» (e si sono dati il cambio alla guida dell’Auditorium, il tempio del veltronismo mediatico). Borgna è prudente come il suo leader, attenua il buonismo solo parlando delle polemiche di Parisi e della Bindi: «Sono sorpreso dagli attacchi dei prodiani. Stanno inserendo nel dibattito un eccesso di timori e sospetti».
Scusi Borgna, le competizioni sono così, cosa si aspettava?
«Sbagliano presupposto: Walter non farà mai nulla contro Prodi, lo conosco bene».
I prodiani no, però.
«Temo un eccesso di zelo».
Per anni essere veltroniano, nei Ds, era come essere panda.
«Ma io e Bettini lo eravamo».
Non siete diventati ministri in virtù dell’appartenenza.
«Mai chiesto nulla».
Adesso tutti vi assalgono al grido di Potresti dire a Walter...
«Ehhh...».
Lei cosa risponde?
«Se ha senso sì. Se c’è sospetto di opportunismo no. Noi i clientes non li abbiamo mai amati»
Lei gli diede il primo incarico.
«Ero segretario della Fgci romana fra il ’73 e il ’75».
Cinque anni più grande di lui, all’epoca erano tanti...
«Conoscevo Valerio, che mi segnalò il fratello: “È in gamba”».
E lei...
«Mi servivano quadri per una Fgci meno ortodossa: lo vidi davanti a una scuola...».
E così lo arruolò.
«... alto, magro, molto spiritoso. Vedevamo le cose allo stesso modo: lo feci responsabile degli studenti».
Eravate tutti casa e partito.
«Walter si era innamorato di Flavia, che conoscevo da prima di lui: faceva politica al liceo Castelnuovo, nella mia zona. Una volta, in tre al Mignon, ci ammazzammo di risate per Accadde al commissariato con Sordi».
Più attenti alla commedia all’italiana che a Lenin? Strano.
«Era così! Fra Farnese e Mignon abbiamo visto tutto Totò».
Lei non si sentiva comunista?
«Un comunista italiano, libertario e antisovietico».
Veltroni non era comunista?
«Molto meno di me o di noi».
Dialogavate con Pasolini...
«Sì, e ne andavamo orgogliosi, malgrado per il partito fosse eretico. Andavamo nella sua casa all’Eur: io Walter e Goffredo».
Due feste organizzate con lui.
«A Villa Borghese e al Pincio. Una sera ci disse: vi ho rappresentati in una sequenza di Salò».
E quale era?
«Non lo spiegò. Così corremmo al cinema per provare a capirlo».
La individuaste?
«Decidemmo che era quella in cui la catena delle delazioni viene interrotta da una ragazzo che alza il pugno e non si piega».
Magari....
«Senta, noi veltroniani eravamo più... Easy rider che La corazzata Potemkin».
E il film di Walter quale era?
«Forse Fragole e sangue, sulla rivolta di Berkeley. Uno studioso americano, Stephen Gundle, citò noi tre in un saggio sul Pci: “Tra Hollywood e Mosca”. Giusto. Eravamo più vicini a Hollywood».
La sua sconfitta più grande?
«Sicuramente nel 1994: il partito votò lui, i dirigenti D’Alema».
Vi mancavano i quadri.
«Sulle truppe cammellate nessuno di noi ha mai brillato».
Aneddoto sul veltronismo.
«Torneo calcistico interno. La nostra squadra, Sdegno democratico, cedeva a quella de l’Unità, messa su da Nando Adornato».
Forte?
«Calcisticamente sì, un’ottima ala destra. Io me la cavicchio, ho giocato nel torneo nazionale allievi...».
Veltroni?
«Scarso».
Bettini?
«Scarsissimo».
E che successe?
«Walter tirò fuori il colpo di genio. Erano stati appena squalificati Giordano e Manfredonia...»
Calcioscommesse alla Lazio.
«E lui se li portò in campo!».
Risultato?
«Nando andò via infuriato».
E chi vinse?
«Finì in pareggio, perché Walter cedette Manfredonia».
E la morale su Veltroni?
«Grande nel calciomercato, imbattibile nella mediazione».