Walter, il camaleonte che diventa tedesco operaio e "cumenda"

Le trasformazioni del leader Pd: regione che va, travestimento che inventa pur di assomigliare all’elettore tipo del momento

da Milano

Paese che vai, Veltroni che trovi. Quella che andiamo ad illustrarvi è una figura inedita della politica italiana: il candidato federale. No, avete capito bene: non parliamo di «stato» federale, ma proprio di «candidato». Veltroni va in Emilia? «Operaio tra gli operai». Veltroni va nel Nord Est? Diventa magicamente «industriale tra gli industriali». Veltroni va in Trentino? «Autonomista tra gli autonomisti». E poi non dite a Walter che è un uomo per tutte le stagioni: casomai, è un uomo per tutte le regioni.
Basta leggersi le cronache. In visita a Trento e Bolzano il segretario del Partito scende dal pullman marchiato bianco rosso e verde, e si mette a dire che sì, «siamo solidali con l’autonomia delle minoranze ladine e tedesche». E poi, praticamente in dialetto tirolese, dichiara: «La vostra regione è un esempio per l’Italia». Mancava soltanto che s’infilasse i calzoncini di daino, la giacca di loden e i calzerotti con le stelle alpine ricamate, e la piroetta sarebbe stata completa. Ovviamente a passo di valzer - anzi di Walter - viennese.
Ma le qualità camaleontiche del candidato federale si apprezzano appieno quando si cambia regione. Perché Veltroni applica la devoluzione, sì: ma a sé stesso. Così, sbarcato nell’Emilia rossa, via i calzerotti: eccolo comiziare con la tuta da lavoratore: «Siamo solidali con i metalmeccanici». Peccato che in quel caso, i metalmeccanici non fossero solidali con lui. Quando è andato a visitare la Carpigiani di Bologna, che produce macchinari per gelati, triste sorpresa: ad accoglierlo non c’era nessuno. Ecco il resoconto delle agenzie di stampa: «Nel giorno della visita di Veltroni, la ditta è quasi deserta. I lavoratori sono in sciopero. Veltroni si è dichiarato solidale con essi, mentre mangiava un gelato con l’amministratore della fabbrica».
Ma il candidato federale non si dà per vinto: se la sorte non ti assiste, basta cambiare ancora regione e relativo abbigliamento. Et voilà. Nel Nord Est industriale, ennesimo travestimento: via la tuta da operaio, sotto con giacca e cravatta da cumenda: «Siamo solidali con gli imprenditori, il muro è caduto», dice Veltroni davanti agli imprenditori medesimi. Insomma: amico degli operai a Bologna, amico dei padroni in Veneto. Più che il giro d’Italia, quella di Veltroni sembra più la presa in giro d’Italia. Il segretario aveva promesso di cambiar faccia al Paese: evidentemente ha cominciato dalla sua. Una per il Piemonte, una per la Lombardia, una per la Liguria, e giù giù fino alla Sicilia. Non osiamo immaginare cosa possa inventarsi in visita in Sardegna: forse spezzerà una lancia in favore delle leggi nuragiche? O magari sventolerà la tessera del Partito Sardo d’azione? Oppure, che so: punterà sul rilancio economico del pane frattau o dei malloreddus? Il candidato federale potrebbe esserne capace. E in Puglia? No, dico, ve lo immaginate? Si farà ambasciatore delle orecchiette con le cime di rapa nel resto d’Italia? Speriamo solo non gli venga in mente di andare a Corleone: sennò c’è il rischio di ritrovarselo con la coppola e la lupara. E lo slogan, magari, declinato in dialetto: «Ies, uì chen, minghia!».
Ora, scherzi a parte, il concetto di fondo è chiaro: non puoi andartene di regione in regione affermando tutto e il contrario di tutto, con il solo obiettivo d’acchiappare voti. Perché altrimenti qualcuno, da Trapani a Cantù, potrebbe sospettare che lo stai leggermente pigliando per il naso.
Del resto è una delle tante contraddizioni del Pd: l’ultima l’abbiamo vista ieri. I centri sociali hanno occupato la sede centrale del partito al grido di «G8, yes we can», dopo le richieste di condanna per i fatti del 2001. E come hanno reagito all’assedio i vertici veltroniani? Come al solito. «Siamo solidali, sia fatta piena luce, l’abbiamo già detto più volte». Ma vi pare? Da una parte sono solidali con i giottini, dall’altra candidano alle elezioni prefetti, generali e poliziotti. Che dire? Non c’è limite al peggio. A giudicare dal tasso di trasformismo, altro che Kennedy e Obama: Veltroni sembra più vicino a Fregoli. O meglio ancora allo Zelig. E non quello di Woody Allen, bensì di Claudio Bisio: ti fa ridere e basta.