Walter chiama a raccolta le star della cultura E firma pure un morto

Dopo Totti e George Clooney, Veltroni schiera il circo dello spettacolo

«Fatece largo che passamo noi». Il loro slogan potrebbe essere questo. E diamine quanti sono, i «giovanotti de sta Roma bella» firmata Uòlter, assurti al rango di «grandi elettori» del Pd. Sono così numerosi che per portarli in tour, altro che pullman: qua ci vorrebbe perlomeno un transatlantico. Si va da Silvio Muccino (attore) a Piero Pizzicannella (artista), da Sabrina Ferilli (attrice) ad Antonio Maccanico (ex ministro). Passando per Giorgio Van Straten (manager culturale) a Tanino Liberatore (fumettista) per finire con Francesco Florenzano, dell'Università della Terza Età. Il loro motto? Uno soltanto: «Se pò ffà».
Su L'Unità hanno dovuto comprare un paginone per farceli entrare tutti. Ma proprio tutti, con nome, cognome e qualifica fra parentesi. Per capirsi: non c'è solo Riccardo Scamarcio (attore) o Renzo Arbore (musicista) che bene o male li conosciamo tutti. No, c'è pure la celeberrima Ida Ruberti (ricercatrice), il famosissimo Pasquale Pozzesserre (regista), per non parlare dell'arcinota Vera Marzot (costumista). Ma tant'è: sotto elezioni non se butta via gnente, come dicono dalle parti di Walter. Men che mai il professor Paco Lanciano (fisico), quello che nello studio di Piero Angela fa gli esperimenti col vapore acqueo: sebbene la vittoria, più che questione di scienza, sia questione di fantascienza. Il risultato del grande arruolamento, insomma, è un caravanserraglio in cui praticamente manca solo Paperoga, Holly e Benjy e Capitan Ventosa.
In un momento di depressione mi sono messo a contarli uno per uno. Ebbene, sono 490 i big «del- mondo-della-cultura-per-cambiare-l'Italia-con-Walter-Veltroni». Quattrocentonovanta. Roba che sotto il cupolone non riesci a farli entrare tutti: nani e ballerine, menestrelli e radical-chic, intellettuali e guitti televisivi. Ma tutti, ovviamente, amici sua. Alcuni effettivamente popolari, tipo Gianni Morandi (cantante), altri decisamente meno, come Giuseppe Rotunno (direttore fotografia). Eppure, c'è poco da fare gli schizzinosi: questo passa il convento. Belle o brutte, queste sono le uniche facce spendibili per la reclame del Pd. Ci avete fatto caso? Al comizio di chiusura, in Piazza del Popolo, sul palco non c'era mica D'Alema (ministro), Livia Turco (ministro), Fioroni (ministro), o peggio ancora Prodi, che pure del Pd è presidente. Per carità, quelli rimangano nell'ombra che è meglio per tutti: vuoi mettere invece le schitarrate di Alex Britti (cantante), gli occhi cerulei di Tiberio Timperi (spettacolo), i gorgheggi di Nino D'Angelo (cantante), le barzellette di Gigi Proietti (attore)? Perché «Un'Italia moderna si può fare» , come no: specialmente se sei sponsorizzato da «Boosta dei subsonica» (musicista) o da Massimo Mauro (tornante della juve, stagione 88/89). Per il resto, scorgiamo qualche piccola sorpresa. Ad esempio: scontata, ma non del tutto, la presenza nell'elenco di Corrado Guzzanti (attore), che della parodia del segretario ha fatto il pezzo forte del repertorio, al grido di «Il mio segreto è la debbolezza!». D'altra parte, se per ridere non vi bastano le parole di Veltroni, ci pensa Antonello Fassari (attore), brillante interprete de «I Cesaroni». E ogni riferimento a sindaci di capitali realmente esistiti è puramente casuale.
Ma le risate, a scorrere l'elenco de L'Unità, sono anche involontarie. Basti pensare che tra i fans veltroniani figura anche il signor Giuseppe Uncini (artista). Siamo andati a vedere: si tratta in effetti di uno scultore fabrianese attivo a Roma già a partire dagli anni '50. Ma c'è un solo particolare: è morto. Sì, avete capito bene: il maestro Uncini ci risulta deceduto il 31 marzo di quest'anno, colto da malore. Non per questo quelli del Pd si sono risparmiati dallo strombazzarne il cognome ai quattro venti, accostandolo gioiosamente a quello di Gianni Bugno (ciclista), Ricky Tognazzi (attore) e Bigas Luna (regista).
Di fronte a simili svarioni, possiamo dunque perdonare la mezza gaffe di Jovanotti (cantante), che l'altro giorno se n'è uscito così: «Io a Veltroni gli darei persino le chiavi di casa mia» (pensiamoci bene: ma è davvero un complimento? A me sembra il minimo). Molto appropriata invece la presenza in piazza del Popolo della signora Daniela, moglie di Mike Bongiorno: d'altronde, si sa, per Walter è più facile vincere al Rischiatutto piuttosto che diventare premier.
Ma detto questo, una cosa bisogna pur ammetterla: il segretario sa certamente coltivare le sue amicizie. Da sindaco di Roma ha messo insieme un battaglione di cortigiani da fare invidia all'imperatore Augusto. Ma basterà questo, ad esorcizzare la paura di perdere? Insomma, basterà a scansare il timore della disfatta, il rassicurante endorsement di Pippo Baudo (presentatore)? Basterà, ad allontanare lo spettro del tracollo, l'appoggio eccellente di Gigliola Cinquetti (cantante)?
Staremo a vedere. Poi, per carità, ognuno fa propaganda come vuole. Tutti i mezzi sono buoni, anche se si chiamano Jaia Fiastri (attrice) e Zeudi Araya (produttore). Quello che non si capisce è come possa, Walter Veltroni (candidato premier), andare in televisione a dire che «il Pdl sembra il finale del film di Fellini Otto e Mezzo, quando arrivano i musicisti a suonare la gran cassa». Mai come adesso, verrebbe da dire: senti chi parla.