WALTER CHIARI, GENIO DELLA RISATA

Walter Chiari è stato l'eterno ragazzo del teatro di rivista e della Tv. Quando apparve, giovanissimo, nell'immediato dopoguerra sui nostri palcoscenici, il pubblico si accorse subito che con lui era nato un comico diverso, che non portava il frac, non giocava con i doppi sensi cari agli altri suoi colleghi ed era sempre imprevedibile. Fisicamente era un bel giovanotto, con la faccia cordiale e il ciuffo ribelle sulla fronte.
Più che un comico, si rivelò un entertainer, un intrattenitore capace di inventare a braccio e di sciorinare un fuoco di fila di battute, barzellette, sketch. Walter era quello che si diceva un animale da palcoscenico, talmente creativo da poter fare a meno, per due ore di fila, di qualsiasi copione, magari utilizzato per qualche minuto solo come una traccia o un pretesto. Dal suo estro e dall'improvvisazione nacquero classici della risata come «il sarchiapone», «il bullo di Gallarate», «il sommergibile», «la belva di Chicago», che ogni volta ricreava in maniera diversa. In Tv diventò subito popolarissimo, passando dalla Canzonissima del 1958 a Il teatrino di Walter Chiari, da Studio Uno a Alta pressione, da La prova del nove a L'appuntamento, da Fantastico 2 a Tv Story, idolatrato dal pubblico ma non dalla critica, che non gli perdonava il suo autentico anticonformismo.
In verità, Chiari aveva bisogno del rapporto diretto con il pubblico anche in Tv, di un pubblico vero e non di figuranti di mestiere, pagati per applaudire quando si accendeva in studio una luce rossa. La Rai gli concesse questa possibilità che per lui era vitale, ma poi Walter, spesso e volentieri, se ne serviva a modo suo.
Era, infatti, il campione italiano dei ritardi negli studi televisivi. Non guardava mai l'orologio o lo dimenticava da qualche parte, così nessuno sapeva mai quando sarebbe arrivato per registrare. Se le troupe erano consapevoli che con lui i tempi non sarebbero stati mai rispettati, gli spettatori veri, che pure lo adoravano, finivano col protestare per un'attesa che più di una volta si protraeva oltre ogni limite. Ma bastava che Walter, reduce da un trucco sommario e velocissimo, piombasse in studio e cominciasse a sciorinare le sue battute e a impersonare i suoi personaggi perché, come d'incanto, le proteste si tramutassero in risate a cascate e poi in un trionfo di applausi veri.
Alla fine tutti volevano abbracciarlo e lui non si sottraeva con la faccia sorridente all'affetto del suo pubblico.