Walter, dacci una mano a fare la squadra di domani

Per il bene della Sampdoria, vorrei tanto che Novellino restasse ancora qui per qualche anno, ma per svariate ragioni temo che a fine campionato ci tocchi assistere al divorzio. Pienamente confidando sulle sue caratteristiche di uomo leale e professionista ineccepibile, sono peraltro certo che nei 12 turni finali Walter vorrà farci collaborativamente comprendere a fondo dove e come converrebbe ritoccare l'organico blucerchiato.
Voglio dire che personalmente prescindo dai 36 punti in palio e da più o meno vaghi pruriti di coppa Uefa che vale zero virgola zero dacché i parrucconi del calcio europeo l'hanno sciaguratamente ridotta a coppetta immolandola sull'altare di una Champion's League più falsa di Giuda se l'effettivo Campione che vi partecipa è uno su quattro. Da Novellino mi aspetto che amichevolmente voglia indicare sul campo a Marotta quali giocatori obiettivamente meritino la riconferma e quali vadano cambiati.
Prescindo dunque pure dal chiedermi se l'eventuale successore di Novellino vorrà proseguire la marcia sul binario del «4-4-2» o verrà a proporre diverse soluzioni tattiche. Chiedo che Walter ci permetta di pesare individualmente a fondo, sotto tutti i profili, i giocatori attualmente a sua disposizione.
Per esemplificare, parto dall'attacco. L'esperienza mi dice che nel calcio più punte impieghi, cioè più punti di riferimento offri alla difesa avversaria, meno gol fai. Sicché, in prolungata assenza di Flachi, mi aspetto che d'ora in poi (malaugurati infortuni e squalifiche a parte) l'unico attaccante invariabilmente in campo - e in posizione grosso modo centrale - sia Quagliarella, affiancato o da Bonazzoli o da Bazzani o, alla peggio, da Delvecchio, e semmai persino da Arnulfo o Ferrari. Uno di costoro in campo, e in panchina o in tribuna tutti gli altri.
Certo, per Quagliarella e per la Sampdoria l'ideale sarebbe stato avere a disposizione Foti, che prestato al Vicenza si sta coprendo di gloria in coppia con l'incredibile Schwoch. Ma intanto riconosco che il sacrificio della metà del cartellino del talentuoso Foti a pro dell'Udinese è valso a Marotta la metà del cartellino del fatidico Quagliarella, che altrimenti non sarebbe arrivato. Eppoi ammetto che occorresse un pessimismo cronico per prevedere che sia Bonazzoli sia Bazzani avrebbero faticato a tal punto per ritrovare quella condizione atletica minimamente accettabile che purtroppo tuttora si nasconde.
Ormai però qui siamo, sicché a Marotta non resta, come ha formalmente promesso, di riuscire a salvare lo stracitato Quagliarella quale autentico fiore blucerchiato all'occhiello nella più ampia e ambiziosa prospettiva sociale dello stadio di proprietà. Salvare il soldato Quagliarella, purtroppo al dolorosissimo costo di perdere il gigante Foti che sarebbe il suo compagno ideale. Così si spiega infatti la spropositata valutazione di 12 milioni di euro conferita da Marotta alla metà del cartellino di «Quaglia». Nei confronti dell'Udinese, la Sampdoria conta di stoppare anche i più arditi concorrenti mettendo sulla bilancia la pesante metà del cartellino di Foti.
Il discorso sulle punte calza a pennello pure per il Genoa, che a differenza della Sampdoria ha l'obbligo assoluto di perseguire accanitamente un obiettivo improcrastinabile: il ritorno in serie A dopo 12 anni di inferno e purgatorio. Giuro che non faccio questione di modulo, che sta diventando una menata peggio dell'annosa «querelle des antiques et des modernes». Vi prego di credere che ne prescindo. Pare si sia capito che non si può invece prescindere dalla statura e dal peso di Gasparetto al centro dell'attacco. A quel punto, finché durerà l'indisponibilità di Adailton, riterrei logico vedere il più in forma tra Rossi e Leon a destra e tra Greco e Di Vaio a sinistra. Con Botta mediano destro e Fabiano mediano sinistro a dar vita con Milanetto e Coppola a una linea di centrocampo da alta serie A. Se sto vaneggiando, per favore avvertitemi.