Walter-D'Alema, tregua armata "Non spunterà Bersani nel 2009"

Gli uomini del segretario rassicurati dall’accenno
del rivale a un leader "di 20 anni più giovane". L’allarme di Tonini: "Supersilvio risolve tutto,
noi non siamo neppure riusciti a ripulire Napoli&quot;<br />

nostro inviato a Firenze

Ieri, quando alla Festa democratica è arrivato Massimo D’Alema, Walter Veltroni non era qui. Alla Fortezza da Basso il leader del Pd approderà solo domani, quando - abolita l’antica tradizione del comizio finale del segretario - Veltroni darà la linea in vista del suo autunno caldo. Lo farà in un’intervista. E se D’Alema si è scelto il conduttore di Ballarò, Giovanni Floris, Walter punta su quello di Matrix, Enrico Mentana. Era (comprensibilmente) ansioso, il leader Pd, per la serata dalemiana di mercoledì: temeva attacchi, critiche e sarcasmi ben più pesanti di quelli che ci sono stati, temeva ovazioni clamorose difficili da eguagliare, titoli sui giornali che attribuissero al suo eterno antagonista interno la leadership morale dello smarrito popolo ex Ds. Veltroni ha seguito (da Roma) l’intervista fiorentina a D’Alema; si è fatto aggiornare man mano dai suoi su atmosfera e accoglienza; ha letto sui giornali di ieri (con qualche soddisfazione) che gli applausi nei viali della festa non erano poi così scatenati e alla fine ha tirato un sospiro di sollievo. Ieri mattina ha riunito il coordinamento politico del Pd, il primo dopo un’estate assai turbolenta, con un umorepiù ottimista.Non che ci sia proprio da stare allegri, come riconosce un dirigente assai vicino a Veltroni come Giorgio Tonini: da una parte c’è «Supersilvio che risolve i problemi», dall’altra «noi che abbiamo perso la scommessa del governo e non siamo stati neppure capaci di portare via la monnezza da Napoli: un marchio devastante ». E il fronte interno non è proprio un paradiso terrestre: «Non c’è un attacco organizzato contro Walter - nota un altro dirigente vicino al segretario -ma il malessere è forte e diffuso e forse anche più insidioso di uno scontro aperto». Però Veltroni si è rassicurato su un punto che gli sta molto a cuore: D’Alema «ha allontanato l’orizzonte del dopo-Walter», gioiscono i suoi, dicendo che il prossimo leader dovrà avere 20 anni di meno. E questo «vuol dire che in qualchemodo ha scaricato Bersani», temuto come alternativa post Europee. Senza contare che - anche se nessuno mai lo ammetterebbe - nel Pd c’è chi valuta che anche il riaffacciarsi del caso Unipol e delle famose intercettazioni, che torneranno all'esame delle commissioni sia del Parlamento italiano (per Latorre) che europeo (per D'Alema) può aiutare a spuntare le unghie alla più temuta fronda interna. D’Alema ha chiesto che il Pd cominci a «darsi unamossa», e ieri sera il vicesegretario Franceschini gli ha risposto a brutto muso: «Sono mesi che noi ci diamo una mossa». Franceschini sa che gli ex diessini, D’Alema in testa, vedono come il fumo negli occhi lo «strapotere» che Veltroni ha concesso, per rafforzare la propria segreteria, all’area dei «giovani» ex Ppi. E che quelmettersi «a disposizione» del partito di D'Alema e Marini (che ieri ha mandato anche lui un segnale bellicoso a Walter, riconoscendo «grande coerenza» al suo più feroce critico, Arturo Parisi) è la sfida all'asse che ora governa il partito. «Non si sognino che tocchiamo gli organigrammi», minacciano in casa ex Ppi, rivolti a D'Alema. Mentre ieri, nel coordinamento, Piero Fassino ha perorato la causa dalemiana: «Non lasciamo cadere quella disponibilità, questo partito ha bisogno di tutte le risorse possibili». L’unica decisione presa, però, è stata quella di far slittare la conferenza programmatica del Pd a gennaio, rispetto all’autunno: più a ridosso delle elezioni, sperando che possa assicurare visibilità e fungere da traino. «Da lì - spiega Tonini - dovremo uscire con una linea chiara su giustizia, federalismo, economia. Dobbiamo smetterla di apparire subalterni al governo, succubi se gli diciamo sì e signornò se gli diciamo no e riprendere il filo del Lingotto ». Ossia dell’investitura di Veltroni, prima delle primarie, e del suo manifesto suggestivo e innovativo,mapoi presto dimenticato nel caos della campagna elettorale. Si comincia il 25 ottobre, con la «grande manifestazione» di opposizione. Sperando che di qui ad allora Berlusconi incontri una qualche buccia di banana, altrimenti trovare una parola d'ordine per trascinare le masse in piazza non sarà proprio facilissimo. E al loft lo sanno.