«WALTER & GIADA», L’IMPORTANZA DEL CAST

ROBERTO LEVI Questo matrimonio non s'ha da fare. Né se i protagonisti si chiamano Renzo e Lucia e la storia è quella classicissima dei Promessi Sposi. Né se si chiamano Walter e Giada e la loro vicenda, liberamente ispirata a quella manzoniana, diventa il pretesto per la soap in formato reality che va in onda dal lunedì al venerdì su Raitre, alle 20,30. Non facciamoci incantare da quanto autori e produzione hanno sbandierato in sede di presentazione, come spesso succede quando si infiocchettano i nuovi programmi con paroloni e metafore ad effetto. Un esperimento come questo non è una novità assoluta sotto il profilo dei racconti moderni liberamente ispirati ai grandi romanzi di un tempo, che ormai pullulano sul piccolo schermo. E la novità non consiste nemmeno nella commistione di generi che mischia il vero al falso, il verosimile all'inventato, pezzi di soap a scampoli di reality, con la voce fuori campo di Nino Castelnuovo a far da traccia alla vicenda del tassista Walter che vuole mettere su casa con la bella e pudica Giada ma neanche fosse Renzo Tramaglino è osteggiato dal rodrigheggiante cattivo di turno, il notaio Cesare Spada. Nemmeno l'espediente degli attori presi in gran parte dalla strada e della recitazione spesso improvvisata sono del tutto nuovi, se non altro perché la strada si sta rivelando una «scuola» migliore delle accademie ufficiali e la recitazione media delle nostre fiction è in genere così scadente da dare l'impressione di essere involontariamente improvvisata, per cui tanto vale ridurre gli sforzi preventivi e lasciar fare. No, il punto di forza di Walter e Giada non sta in questi sbandierati motivi. Il punto di forza è il casting, che sta diventando il vero e più importante fattore di discrimine tra i prodotti televisivi che funzionano (si chiamino fiction, reality, soap o reality soap che dir si voglia) e quelli che non funzionano. Il casting, le facce. Bisogna scegliere bene le facce molto più di un tempo, se si vuol fare la televisione di oggi. Proprio perché altri fattori più professionali sono venuti meno. Tanto di cappello a chi ha scelto ad esempio la faccia del notaio Cesare Spada, interpretato da tal Paolo Riboulet che nella vita fa l'avvocato penalista. Una faccia più pertinente della sua per impersonare le angherie di un don Rodrigo in chiave moderna non si poteva trovare. Ed è molto efficace anche l'idea di aver cooptato l'ex ministro Oscar Mammì per fargli interpretare un ruolo simile a quello dell'Innominato. Ecco un'altra faccia giusta, ben calata nella parte. Così come sono azzeccate le facce dei protagonisti effettivi, Walter Sacco che nella vita fa davvero il tassista e Giada Capuano che pare l'unica, per il momento, ad avere qualche velleità di attrice «vera».