Walter ha un incubo: la Grande coalizione

da Roma

Si aprono le porte della sala Colletti, che di lì a qualche minuto ospiterà l’incontro tra Berlusconi e i deputati di Forza Italia, e il Cavaliere non riesce a trattenere la battuta. «Finalmente, ecco la tenerezza degli sguardi di Cicchitto...», la butta lì facendo il verso alla poesia che Bondi gli ha dedicato per i suoi 67 anni. Giù risate, mentre l’ex premier prende posto per il faccia a faccia con il gruppo azzurro della Camera, rimandato la scorsa settimana per la nascita del nipotino Alessandro.
Da subito, l’ex premier ci tiene a ribadire che «c’è aria di elezioni». Confermata dalla «ripresa della disinformazione» che «mi fa dire quello che non ho mai detto» come il fatto di «essere favorevole a un governo istituzionale». Cosa di cui «rimango allibito», visto che «credo sia urgente tornare dal popolo per avere un nuovo governo». E a conferma che «c’è il timore che si vada alle urne», aggiunge, «ci sono anche le Procure che sono scese in campo, da Milano a Palermo». Sul punto è chiaro Ghedini, senatore azzurro e avvocato del Cavaliere. «Si riferiva - spiega - alla suppletiva nel processo sui diritti Mediaset a Milano e all’udienza che ci sarà sulle intercettazioni di Cuffaro a Palermo». Insomma - è la convinzione dell’ex premier - «vogliono spaventare e infangare il candidato della Cdl». Perché, ripete, io «non ho mai parlato di spallata» ma di «implosione del centrosinistra». E «ci credo ancora». Già sulla Finanziaria? «Wait and see», risponde cauto. Aspettiamo e vediamo. Comunque, assicura, per le elezioni «non c’è alcun pressing» sul Colle: «Non ho mai telefonato al capo dello Stato, né io né altri del mio partito».
Di certo, spiega poi ai deputati azzurri durante l’incontro a porte chiuse, «non siamo disponibili a modificare questa legge elettorale». Perché, dice, «il sistema tedesco sarebbe solo un regalo a Veltroni». Eppoi, «una riforma in senso tedesco ci porterebbe problemi con An». A cui Berlusconi non risparmia una battuta polemica. In sala, infatti, si affaccia per un saluto La Russa. E appena esce, il Cavaliere la butta lì: «Certo, se anche gli alleati si comportassero in modo diverso, a cominciare da loro...». Poi, torna su Veltroni: «È il capo di quella che adesso viene chiamata casta, che fa politica per le proprie clientele». È impietoso, invece, sulla Margherita: «È la vera sconfitta del Pd. E lo sono anche Rutelli e Parisi mentre a Marini hanno almeno riservato qualcosa...». E dunque, «a livello locale porte aperte agli scontenti».
Il Cavaliere, poi, passa a parlare del futuro del centrodestra. Prima, dice, «dobbiamo fare una federazione con chi è già nel Ppe», come Udc e DcA. La «tappa successiva» è quella di «una federazione con An, così da «facilitarle l’ingresso nel Ppe». E infine la «confederazione con la Lega».
Si passa al tema sicurezza. E Berlusconi attacca il governo, reo di aver fatto dell’Italia un «porto franco» del crimine «consentendo l’ingresso indiscriminato ai clandestini». «Ne ho parlato con il leader libico Gheddafi e il presidente tunisino Ben Alì - aggiunge - e mi hanno confermato che è stata l’Italia a mandare un messaggio sbagliato, quello delle porte aperte». Sul decreto sicurezza, invece, prende tempo: «Stiamo decidendo, se verranno accolte certe modifiche potremmo anche votarlo».
Sulla politica estera, poi, giudizio decisamente negativo. I leader internazionali, spiega, dicono che «non contiamo più nulla». E «da quando manco io si sono persi i rapporti con Mosca». E ancora: «Dipingono Putin come un dittatore ma ha l’82% dei consensi e una mentalità democratica e occidentale». Il rischio, secondo il Cavaliere, è che «continuando a isolarlo lo si spinga verso la Cina».
La riunione va sul finire, tra qualche battuta su Sircana e i complimenti alla Pelino e a Della Vedova («ti ho visto in tv, bravo; quando si parla di economia dovrebbero chiamare sempre te»). Si dilunga, invece, sulla deputata azzurra: «La Pelino è la nostra Wanda Osiris... come scende le scale lei non le scende nessuno. Come scrissi in una mia canzone: Si gira tutta ’a gente, si fermano i tassì, si svuotano i pullman».