Walter il «mayor» ignora Cacciari e incrocia le dita

Okay: facciamo finta di credergli. «Darò a me stesso il ruolo più discreto possibile», dichiara Walter «mayor» Veltroni al New York Times. Atteggiamento di basso profilo, per la serie «la Festa è di tutti», «l'importante è che si divertano i ragazzi», «la cultura moltiplica e non divide», eccetera. Tuttavia, tra uno spuntino con Scorsese e un brindisi con Connery, dal suo ufficio in Campidoglio il cinesindaco viene aggiornato minuto per minuto sull'andamento della kermesse che ha voluto più di ogni altra cosa. Perché la scommessa, secondo alcuni già vinta sul piano mediatico, si vince davvero sul versante politico se la Festa agisce in profondità, se si ramifica davvero nelle piazze e nei cinema della capitale, insomma se la gente non affolla solo l'Auditorium, dove passano le star e galoppano i giornalisti. L'egemonia vera si gioca lì. Il resto è solletico: e infatti Veltroni non risponde né al collega Cacciari, che lo sfotte fingendo di invidiarlo sui soldi parlando da Chiambretti, né all'ex compagno di liceo Marco Müller, che ora dirige la Mostra e sapete come la pensa sulla qualità dei titoli in concorso alla Festa. D'altro canto si sarà capito che i film, in quanto tali, contano poco, almeno per ora: vale più il contorno, ovvero la chiacchiera sul cinema, gli incontri, i duetti e le feste esclusive, le scolaresche che sciamano vocianti, i buyers che anticipano il mercato, i commercianti e i tassisti che gongolano. Soprattutto il revival di quella che negli anni Cinquanta fu chiamata «la Hollywood sul Tevere», con le star americane che fissano richieste esagerate, con il solito contorno di capricci (limousine, cibi, suite d'albergo).
Come sapete, dallo spot della Tim con Christian De Sica è stato espunto il riferimento al sindaco. Credendosi al Tiburtino ma ritrovandosi a Manhattan, il pizzardone esclamava: «Certo n'ha fatti di miracoli 'sto sindaco in un mese». Dev'essere parso troppo perfino all'interessato.