Walter, il tagliatore di nastri che raccoglie i frutti di Rutelli

Niente gloria per il leader della Margherita, mentre il successore finisce su «Time»

Massimo Malpica

da Roma

Uno è passato alla storia come il sindaco dei cantieri, l’altro la sua storia da sindaco se la sta costruendo tagliando i nastri delle opere avviate dal primo e nel frattempo ultimate. E così il passaggio del testimone tra Francesco Rutelli e Walter Veltroni - lungi dal chiudersi nel lontano 2001 - vive ancora le sue appendici, man mano che la «giunta che è» arriva al traguardo dei piccoli e grandi percorsi avviati dalla «giunta che fu»: solo nel ’97, tra i due mandati di Rutelli e in piena febbre da Giubileo, i cantieri aperti a Roma erano 750.
Forse al leader della Margherita, negli ultimi anni passati a mangiare pane e cicoria, sarà restato un po’ di amaro in bocca a guardare il suo amico e successore raccogliere gloria e consensi, e finire addirittura sulla copertina di Time Europe come «sindaco che fa la differenza», per aver impastato le fattezze della nuova Roma con una farina che, a ben guardare, non era solo del suo sacco. La dura verità è certificata anche da Google: sul popolare motore di ricerca, inserendo come chiave la frase «Veltroni inaugura» si ottengono 4.180 risultati, mentre con «Rutelli inaugura» ci si ferma a 28.
Ma tant’è, questa è la vita dei politici. Qualche rivendicazione dei propri meriti Rutelli a dire il vero l’ha tentata. Per esempio, con l’Auditorium. Una delle «grandi opere» che danno lustro al mandato veltroniano e che, a lui che aveva avviato l’impresa, avevano procurato più che altro grattacapi, con tanto di interruzione dei lavori all’inizio del 2000. Così, quando ad aprile 2002 il «Parco della Musica» progettato da Renzo Piano fu finalmente consegnato in pompa magna da Veltroni alla città, Rutelli visitò il cantiere quasi ultimato salutando un «grande fatto internazionale per Roma, città che deve avere grandi traguardi per essere all’altezza della sua storia». Per aggiungere che «su questa strada sta continuando l’amministrazione Veltroni». E rispondendo a un operaio che raccontava di aver lavorato all’Auditorium per i cinque anni della sua costruzione, Rutelli suggerì: «Allora dovrebbe farla lei l’inaugurazione». Invece l’onere (e soprattutto l’onore) andò a Veltroni.
L’Auditorium è un caso esemplare del binomio pensiero (Rutelli) azione (Veltroni), l’archetipo di una formula rodatissima, quella che vede Walter raccogliere quello che Rutelli ha seminato. Gli esempi sono tanti. È andata così per la Casina Valadier e per altri interventi di riqualificazione di Villa Borghese, dove il passaggio di consegne è addirittura più complicato: l’input ai lavori arrivò all’allora sindaco Rutelli dall’allora ministro per i Beni culturali Veltroni. E Walter ha ereditato da Francesco anche il tunnel «Giovanni XIII», il «passante a nord ovest». La genesi rutelliana della galleria è dimenticata, la gloria per un lavoro concluso in soli tre anni, finanziato tutto dal Campidoglio, è per Veltroni. Che a dicembre all’inaugurazione era affiancato dal presidente della Camera, Casini, lesto a definire l’opera un «orgoglio per Roma». E una medaglia in più per il suo sindaco.
Il primo cittadino, versato com’è per le arti, non perde poi occasione per sottolineare i nuovi «contenitori culturali» della capitale. Tra questi il «Macro», il museo d’arte contemporanea di Roma, battezzato da Rutelli nel ’99 ma «personalizzato» da Veltroni: è in corso l’ampliamento della sede principale (previsto fin dal 2000, a dire il vero), e il nuovo sindaco ha anche creato una «succursale» del museo nell’ex mattatoio di Testaccio. Meno certo il futuro per altri lavori, pure «pensati» da Rutelli, che probabilmente Veltroni potrà inaugurare solo in caso di secondo mandato. Tra questi la «nuvola» di Massimiliano Fuksas che ospiterà, un giorno, il nuovo Centro congressi all’Eur, ma che procede a singhiozzo e non vedrà la luce molto presto. Un destino che per Rutelli è stato spesso una costante, con il suo sforzo (aiutato dai miliardi del Giubileo) per avvicinare Roma al livello infrastrutturale delle grandi capitali europee che si è fermato quasi sempre alla fase progettuale. E molte di quelle idee in potenza sono state poi realizzate dalla giunta Veltroni. Chissà se la recentissima polemica sul progetto di interramento della via Olimpica nel tratto che «taglia a metà» villa Doria Pamphilj, con Rutelli che ha invitato Veltroni a dirottare altrove il finanziamento di 80 milioni di euro, non sia qualcosa in più di un vivace scambio di opinioni. Magari un’ingerenza del leader dielle dettata dall’ansia di ricordare che, sul retro delle medaglie che Veltroni porta al petto, c’è anche il suo profilo.