Walter vuole 1500 euro per scendere in piazza

Nuovi guai per la sinistra: scatta il "soccorso rosso" per la kermesse "Salva l’Italia". A rischio affluenza
il segretario del Pd ha chiesto ai parlamentari un
obolo per sostenere la manifestazione contro il governo in programma il 25 ottobre

Roma - Anche Arturo Parisi, che come si sa è una delle più implacabili spine nel fianco di Walter Veltroni, ha subito messo mano al libretto di assegni, per staccarne uno da 1500 euro. Della linea del segretario Pd non condivide quasi nulla, ma alla manifestazione del 25 ottobre andrà, e «ci mancherebbe altro» che non contribuisse alle spese.

Ieri, al Pd, si fregavano le mani: piovevano euro. Sarà stato l’effetto di qualche articolo maligno che metteva in dubbio l’entusiasmo di deputati e senatori a proposito della grande kermesse di piazza «Salva l’Italia», e del relativo contributo chiesto dal segretario, ma sta di fatto che, piuttosto che passare per renitenti o contestatori, o ancor peggio avari, in tanti hanno tirato fuori i soldi. «Adotta un pullman» è lo slogan della mega colletta parlamentare, perché secondo i calcoli del capo dell’organizzazione del Pd, Beppe Fioroni, 1500 euro sono la cifra «media» che serve per affittare una corriera per Roma.

Ogni eletto ha ricevuto in casella una letterina firmata da Veltroni in persona. Quasi ogni eletto, in verità: i nove radicali che hanno trovato posto nelle liste del Pd non l’hanno avuta. «Non ci hanno neanche provato», sorride Rita Bernardini che, come gli altri pannelliani, non nutre molto entusiasmo per l’iniziativa del 25 ottobre e per i milioni di firme (allo stato, sul sito Pd, ne vengono conteggiate 2.522.731, ma tra una ventina di giorni si vuol arrivare a 5 milioni) sulla relativa petizione. Niente soldi dai radicali, e niente soldi neppure dai teodem: «Non è un problema di denaro», giura Paola Binetti, e figurarsi. «Ma non sono affatto sicura che andrò: massima stima a chi manifesterà ma non è affatto detto che si debba andare in piazza per protestare.

Si protesta anche in altri modi, che magari non possono essere contabilizzati ma possono essere anche più incisivi». Quali? Magari un cilicio, sicuramente più economico. Fatto sta che Binetti non sgancia. Si irrita Paola Concia, deputata Pd e militante gay: «Secondo la Binetti non si manifesta? E allora il Family day di cui è stata una delle organizzatrici? La piazza è ok solo se piace a lei?». Concia naturalmente ha versato i suoi euro: «Certo nessuno stappa champagne a staccare assegni, ma il metodo è sacrosanto: la politica si deve autofinanziare». Ma non sono tanti 1500 per una manifestazione? «E noi mica abbiamo un leader miliardario che ci paga i pullman...».

Leader miliardari no, ma finanziamenti pubblici miliardari sì, sibila qualcuno che i soldi li ha versati obtorto collo: il Pd, ricorda chiedendo di non essere citato, «incassa circa 140 milioni di rimborsi elettorali, senza contare che Ds e Margherita continuano fino al 2011 a percepire quelli della scorsa legislatura». E poi ci sono i contributi degli eletti: 40mila euro per essere candidati e circa 1000 euro al mese dagli stipendi. L’ex ministro Livia Turco non è entusiasta: «Mi pare stravagante che si chieda a noi di finanziare una manifestazione». Non pare affatto stravagante a Roberto Giachetti (indicato dal Sole 24 Ore come il maggior contribuente del suo ex partito, la Margherita): «L’autofinanziamento - dice - è la base della moralità politica: per questo sono contrarissimo al finanziamento pubblico». Se stavolta non versa i 1500 euro è solo per un problema di disponibilità immediata: a furia di iniziative politiche autofinanziate si ritrova col conto in rosso. E Veltroni, memore del lauto contributo che Giachetti fu tra i pochi a versare di tasca propria per le primarie, gli ha subito telefonato per dirgli di non preoccuparsi: lui è perdonato.