Wandissima Seedorf fa crescere il Milan: più vicino il 4° posto

Determinante la prova dell’olandese che segna e fa segnare. Ma la Reggina non demerita

da Milano

Per il Milan, virare a sinistra, in una questione squisitamente calcistica, diventa una buona novella da salutare con un sorriso. Nella fattispecie si tratta di passare, nella classifica divisa in due blocchi, da quella di sinistra, non esaltante, che si chiude con la lotta per salvezza, a quella di destra dove è lecito promettere un futuro impegnativo con la rincorsa verso la zona nobile della Champions league. Secondo motivo di soddisfazione rossonera: la squadra di Ancelotti, alle prese con stenti e tormenti in fase d’attacco, sembra aver ritrovato la strada maestra. E non solo con gli specialisti del ruolo (Gilardino continua a timbrare il cartellino come un diligente operaio) ma col contributo decisivo dei centrocampisti di grande fantasia, Pirlo e Seedorf, i cui sigilli nella stagione del tricolore risultarono decisivi per la conquista dello scudetto. La spiegazione, convincente, sta nella migliorata condizione fisica collettiva, forse anche nella diversa convinzione dei berlusconiani. E poi, da sempre, vincere aiuta a vincere. Cinque sono gli squilli di tromba del Milan, dalla sfida col Catania a quella di ieri sulla Reggina inserendo nel conto anche coppa Italia e trofeo Berlusconi.
Terzo argomento da iscrivere all’ordine del giorno: senza Kakà (per tacere di Dida, Nesta, Kaladze), il Milan riesce a vincere col contributo di Seedorf che gioca proprio in quel ruolo con una performance da segnalare. È in quella posizione che l’olandesone, ribattezzato Wandissima, reclama di giocare da tempo. Ne sa qualcosa Marco Van Basten, ct dell’Olanda, che dopo averlo tenuto fuori dalla porta per molti mesi e un mondiale, ora si decide a riammetterlo a corte. Clarence procura alla patria la punizione che dopo sei minuti Pirlo trasforma in un accecante petardo da spedire nell’angolo alto di Pelizzoli e poi confeziona, in società con Jankulovski, un contropiede manovrato che apparecchia il 2 a 0.
Non sono tutte rose e fiori, per il Milan. Le fragilità difensive, conseguenza diretta della disposizione del centrocampo a rombo, emergono anche al cospetto della Reggina e non solo perché la squadra di Mazzarri schiera un centrocampo più folto. 5 contro 3 è un duello in inferiorità numerica che pesa e pesa parecchio nonostante la felice partenza (2 a 0 all’intervallo) dei rossoneri. Appena Ancelotti rimedia al deficit correggendo lo schieramento (un centrocampista, Gourcuff, al posto di un attaccante, Inzaghi), il Milan riacquista la solidità che può portarlo sul 3 a 1, su un terreno meno scivoloso, argilloso di quello fino a lì preparato dalla stoccata di Rolando Bianchi (con Kalac fuori tempo) utile per il 2 a 1 di metà frazione.
La Reggina è una squadra da portare ad esempio. La sosta forse gli rovina qualche meccanismo, di sicuro peggiora la mira dei suoi avanti che sbagliano ciò che non si può sbagliare, in attacco e a San Siro: il palo pizzicato da Alessandro Lucarelli nel primo tempo (con Kalac imbambolato), un gol fatto di Rolando Bianchi sprecato, una deviazione sciagurata sotto porta di Nielsen nella seconda frazione sono le sequenze realizzate dai calabresi per meritarsi un risultato meno crudele. E invece gli errori, commessi dai singoli reggini negli snodi decisivi (Leon sullo 0 a 2, Aronica sull’1 a 3), mettono Mazzarri con le spalle al muro. E il Milan nelle condizioni di guardare più in alto, fino a intravedere la sagoma del quarto posto.