Washington sborsa 300 miliardi Citigroup è salva

Uno sforzo finanziario superiore ai 300 miliardi di dollari per deviare Citigroup dalla strada che porta dritta verso il fallimento. Dopo aver scelto l’opzione della nazionalizzazione (Fannie Mae e Freddie Mac) e quella del maxi-prestito (Aig), il governo statunitense scende ora in campo con una modalità inedita: garantirà le perdite della banca fino a 306 miliardi di dollari e inietterà risorse fresche per complessivi 20 miliardi, da aggiungere ai 25 miliardi già erogati appena un mese fa.
L’entità del provvedimento, da sola, dà la misura della situazione di emergenza: l’intero piano Paulson per la messa in sicurezza del sistema finanziario Usa vale 700 miliardi. Ma Citi non poteva far la fine di Lehman Brothers. Troppo grande, troppo ramificata con la sua presenza in più di 100 Paesi del mondo, i suoi 200 milioni di clienti, 780 miliardi di depositi e 352mila dipendenti, destinati a calare a quota 300mila una volta operativo il piano da lacrime e sangue annunciato la scorsa settimana dal numero uno, Vikram Pandit.
Le antenne sensibili di Wall Street avevano captato qualcosa già venerdì scorso, quando si ventilava l’ipotesi - poi smentita - di una fusione. In realtà, quello stesso giorno erano cominciati i negoziati tra Tesoro, Federal Reserve (presente anche il futuro segretario al Tesoro, Timothy Geithner, in qualità di presidente della Fed di New York) e la Fdic, l’agenzia che assicura i depositi bancari, allo scopo di trovare una soluzione per Citi, poi raggiunta nella notte tra domenica e lunedì. «Se sarà necessario - ha detto il presidente, George W. Bush - prenderemo ancora decisioni analoghe per salvaguardare il nostro sistema finanziario».
Con l’operazione di salvataggio, l’istituto dovrà cedere una quota allo Stato del 7,8% e corrispondere un interesse dell’8%. Inoltre, per tre anni, non potrà corrispondere agli azionisti un dividendo superiore a un centesimo per azione (la cedola attuale è di 16 cent), salvo diversa disposizione da parte del governo, che avrà anche l’ultima parola sulle retribuzioni dei dirigenti. Nel novembre 2007, il presidente Charles Prince aveva lasciato la banca con una buonuscita di 38 milioni. In base agli accordi, non sarà invece sostituito il vertice e il top management. Pandit, che di recente aveva ottenuto dai soci risorse per 50 miliardi, resterà al posto di comando per provare a rimettere in piedi un colosso che negli ultimi quattro trimestri ha accusato perdite per 20 miliardi.
La reazione di ieri della Borsa Usa equivale a un incoraggiamento: il titolo ha recuperato il 58% dopo aver perso oltre l’80% dall’inizio dell’anno.