Washington si affida a Fincantieri: commessa da 4 miliardi di dollari

Industria della difesa. La società costruirà con Lockheed Martin dieci navi Littoral Combat Ship per la Marina militare americana. L’ad Bono: "«Questo contratto risveglierà l’orgoglio della nostra industria". Molti componenti saranno prodotti in Italia. Coinvolta anche la Isotta Fraschini Motori

La cifra della commessa è di quelle che mettono i brividi. Sia pure di piacere, per gli amministratori delegati che firmano i contratti: più di quattro miliardi di dollari.
A portarli a casa, siglando uno dei migliori colpi italiani all’estero dell’anno, è Giuseppe Bono, numero uno di Fincantieri (nella foto) che, in partnership con Lockheed Martin, la maggiore azienda al mondo nel settore della Difesa, si è aggiudicato un contratto per la costruzione di dieci navi Littoral Combat Ship per la Marina militare statunitense. Sono imbarcazioni di medie dimensioni adatte in particolare ad essere impiegate in missioni per la difesa da attacchi terroristici, dato che hanno tre tipi di moduli da combattimento, sia di superficie che sottomarini. «Un progetto concepito per affrontare rapidamente le nuove minacce globali ad un costo soddisfacente in un momento in cui i budget per la Difesa registrano una contrazione, spiega Bob Stevens, numero uno di Lockheed Martin: «Sono navi che consentiranno alla Marina degli Stati Uniti di disporre di unità multimissione in grado di garantire la sicurezza americana».
Le navi saranno realizzate negli stabilimenti a stelle e strisce di Fincantieri, ma una parte notevole delle forniture di pezzi e componentistica sarà prodotta dalla Direzione sistemi e componenti navali del gruppo, in modo da mettere la bandierina tricolore su tutta l’operazione. Ad esempio, sarà coinvolta anche la controllata Isotta Fraschini Motori che fornirà i generatori diesel elettrici.
E proprio qui sta il colpo di Bono, che condisce la commessa di orgoglio italiano: «Sono sicuro che l’acquisizione di questo prestigioso contratto da parte di Fincantieri contribuirà a risvegliare l’orgoglio e l’entusiasmo dell’industria nazionale, oggi più che mai necessari per superare questi momenti di crisi». Del resto, le dieci navi, oltre che un successo del sistema Paese-Italia, sono anche la sublimazione della strategia dell’amministratore delegato di Fincantieri e della sua scelta di guardare al mercato americano, vissuta con la puzzetta sotto il naso da una parte del sindacato e invece rivelatisi assolutamente strategica. Praticamente, un’assicurazione sulla vita del colosso della cantieristica navale, ancor più importante visti i problemi che stanno vivendo i competitor di Fincantieri: «Siamo estremamente soddisfatti per essere stati scelti dalla Marina americana, insieme a un partner prestigioso come Lockheed - spiega Bono - per contribuire al rinnovamento della flotta attraverso la partecipazione ad un programma altamente impegnativo. Questo contratto conferma la bontà della nostra strategia, che è quella di rispondere ad una competizione sempre più agguerrita, pensando ed agendo globalmente, mettendo in atto sinergie e offrendo ai clienti in tutto il mondo navi all’avanguardia nei tempi e nei costi prestabiliti. L’eccellenza è la chiave del nostro successo e l’eccezionale risultato che abbiamo raggiunto attraverso i nostri cantieri americani ci permette di giocare un ruolo preminente sullo scacchiere internazionale».
Ma la sfida di Bono non è solo imprenditoriale. È anche e soprattutto di mentalità. «Anche in Fincantieri - ha spiegato anche recentemente a Parigi al Salone europeo delle navi da guerra, ribadendo poi spesso il concetto - abbiamo verificato che i cantieri americani garantiscono una produttività molto superiore nonostante lavorino in condizioni più disagiate rispetto a quelli italiani: 1.800 ore annue, rispetto alle 1.300-1.400 dell’Italia».
Da qui, l’invito di Bono al nostro Paese a ripensare completamente le relazioni industriali e a uscire da un modello si sviluppo del secolo scorso, ormai superato: «L’Italia rischia di adagiarsi, essendo meno abituata a fare sacrifici. Ma il futuro passa proprio attraverso un cambio di mentalità». Bono parla di premi, incentivi, aziende dove personale e management remano dalla stessa parte.