Dal water all'aiuola fino alla scatola di scarpe Se nascondere le mazzette scatena la fantasia

Marchese ha impacchettato 125mila euro in contanti in una scatola di Adidas. Poggiolini aveva l'abitudine di imbottire i pouf con le banconote e i divani con i Bot

Altro che il tesoretto di Perpetua e Don Abbondio sotterrato ai piedi del fico. Altro che il bottino nascosto nella tomba senza nome de Il Buono, il brutto e il cattivo. Quando si tratta di fantasia e gruzzoli, specialmente di dubbia provenienza, la realtà supera di slancio letteratura e cinema. Sarà per l’eccesso di adrenalina in circolo, per la brama incontenibile, o perché i soldi che scottano rendono meno lucidi e razionali: fatto sta che funzionari corrotti, politici e ufficiali vengono sempre più spesso beccati con le mani nella marmellata in scene da fumetto, fantozzianamente intenti a nascondere mazzette di banconote in luoghi e maniere improbabili.

L’ultimo in ordine di tempo è Guido Marchese, il commercialista indagato nell’inchiesta sul deputato Pdl Marco Milanese, che ai pm ha raccontato di aver impacchettato 125mila euro in una scatola di scarpe Adidas. E buonanotte all’aroma di calzino post-palestra, alla faccia del pecunia non olet. Olet, eccome se olet. D’altronde, se il denaro è sporco, tanto vale tenerlo in un luogo idoneo. Come accadde agli albori di Tangentopoli, quando Mario Chiesa corse a gettare i milioni di una bustarella nel wc del Pio Albergo Trivulzio per evitare l’arresto in flagranza di reato.

Già, l’eterna attrazione per gli sghei. Perché a vent’anni di distanza, la corruzione non naviga solo su società off-shore e su conti cifrati in rete. Il possesso fisico del denaro e la filigrana dei biglietti sui polpastrelli sono ancora sensazioni irresistibili per i furbetti di ogni razza e provenienza. Il contante conta ancora, altroché. E si intreccia con la quotidianità, i gesti della routine, gli oggetti più comuni. Non tutti possono permettersi di riporre aristocraticamente 150 chili di lingotti d’oro nelle massoniche fioriere di una magione toscana, come Licio Gelli nella sua Villa Wanda. I peones del malaffare si arrabattano tra botole e cassetti, doppifondi di Mercedes e giacconi dalle tasche capienti. Così Milko Pennisi, il consigliere comunale milanese Pdl arrestato l’anno scorso, fu pizzicato con le banconote in un pacchetto di sigarette, mentre nascondeva altri soldi dietro il calorifero in un bagno della libreria Hoepli. Tabacco, termosifoni, librerie: un’ordinaria mattina da anziana pensionata più che da delinquente professionista. Ordinaria come la dipendente pubblica napoletana beccata con 500 euro di tangente nel poggiapiedi sotto la scrivania, quei funzionari della Motorizzazione siciliani che «trovavano» banconote sotto i portacenere degli uffici, quel tecnico della Provincia di Palermo col sedile farcito di cash. Un circo prosaico di arraffoni creativi.

Se c’è una differenza con gli anni Novanta, forse, è proprio questa mancanza di stile. Ai tempi, le bustarelle avvolte in carta di giornale passavano di mano in mano sotto il tavolino del Bar Alemagna a due passi dal Duomo, oppure finivano in un tetris di bigliettoni nelle confezioni di prosecco gelosamente custodite nella cassaforte del gruppo Guerrini. C’era un edonismo da fine Milano da bere, l’allure del «frusciante» da moltiplicare a palate a colpi di appalti. Erano gli anni del «disprezza il denaro, ma le banconote trattale con riguardo». Erano gli anni del re della sanità Duilio Poggiolini e della sua casa-forziere: un museo della stecca con i lingotti d’oro ordinati nei mobili della cucina, i pacchi di Bot e Cct nei divani, le mazzette di grosso taglio nei pouf del salotto. Non c’era ancora stata la ghigliottina di Mani Pulite, l’arroganza era la torah dei farabutti e il vangelo dei faccendieri.

Oggi, invece, la norma è solo un’immaginazione fervida ma fessacchiotta. Quella di Giovanna Pesce, figlia del costruttore ligure Pietro, fermata alla frontiera mentre cercava di portare a Montecarlo 273mila euro nascosti negli slip. Al di là della taglia di intimo (quante XL per contenere mezzo miliardo di lire?), una roba da B-movie. Come la performance di Antonia Mattei, funzionaria del ministero delle Infrastrutture arrestata nel 2008 con 4.500 euro di tangenti nel reggiseno. Un balconcino con vista sull’umana ingordigia che annebbia i neuroni e che smentisce persino l’Ulisse di Joyce: «Quattrini e cretini non si fanno compagnia». Sarà, però spesso vanno proprio d’accordo.