La Waterloo dei referendari

L’Italia nata il 20 settembre 1870 riconsegna il 13 giugno 2005, nelle mani di Benedetto XVI il potere temporale tolto a Pio IX . Il cerchio si è chiuso. Una classe politica filoclericale, maggioritaria in Parlamento, ha riconsegnato alla chiesa cattolica ogni potere.
La nuova Repubblica Cattolica Italiana, vicereame della monarchia vaticana, sarà sottoposta sempre più strettamente al controllo dei vescovi, esattamente come avviene nella Repubblica Islamica Iraniana sotto il controllo degli ayatollah. Cominciamo oggi, con la riflessione e il ragionamento sugli errori che ci hanno portato alla sconfitta, la nostra «lunga marcia» per ricostruire intorno al valore della laicità quelle intese necessarie a preparare la Resistenza Laica contro la deriva clericale che ci ha travolto. Noi non abbiamo dubbi che la prima causa della sconfitta va ricercata nel sistema elettorale maggioritario che ha fatto sparire dal Parlamento i partiti laici intermedi rendendo possibile l’approvazione di leggi come quella sulla fecondazione assistita, sul finanziamento pubblico delle scuole cattoliche, sull’assunzione dei professori di religione direttamente a cura dei vescovi, che non sarebbero mai state approvate da un Parlamento eletto con il sistema proporzionale, eventualmente corretto con uno sbarramento del 5% per evitare frammentazioni eccessive. Da questo dobbiamo ripartire se vogliamo dare alla Resistenza Laica, oltre all’impegno sul piano culturale, anche gli strumenti politici necessari a renderla vincente.
Giulio C. Vallocchia - Presidente di NO GOD

Atei per la laicità degli Stati


Ma non mi dica, caro Vallocchia: tutto inutile quel trambusto, quel correre alla bersagliera, quelle piume al vento per aprire una breccia a Porta Pia? Ma davvero sono tornati gli zuavi coi loro Chassepots, schioppi che come ci hanno insegnato a scuola fanno i miracoli? Davvero è tornato e in pompa magna il Papa Re e zacchete il cerchio s’è chiuso? Da non crederci. E pensare che io, ingenuo e povero di spirito come sono, pensavo che a liquidare in quattro e quattrotto il referendum fossero stati i tre quarti del popolo sovrano. Sia come sia, resta il fatto che ne ho lette di giustificazioni della Waterloo del fronte (oddio, fronte; parola grossa, meglio definirlo terrapieno) del Sì. E l’istituto referendario in crisi; e ’sto fatto del quorum troppo alto che bisognerebbe invece agganciare ai dati Istat sul costo della vita; e l’oscurantismo, l’arretratezza culturale, l’insano sentire reazionario dei terroni, gli stessi che nondimeno portarono sugli scudi il Nichi Vendola comunista, gay e coll’orecchino (tre stigmate «de sinistra»); e i giornali e le televisioni nelle mani e nelle saccocce di quel demonio di Berlusconi che non hanno dato spazio all’embrione; e quel maramaldo di Rutelli, il bello guaglione che va ad astenersi quando la meglio gioventù, le Levi Montalcini, le Margherite Hack, gli Enzo Biagi correvano (a passo di bersagliere, va da sé) alle urne; e la sagra della porchetta che ha distratto l’elettorato ciociaro; e la Ferilli che se ne stava a Miami, Florida, invece di presidiare i seggi del Testaccio; e il tempo così così che se non invitava ad andare al mare ha messo però in crisi (depressiva) i meteoropatici, noti eterologhi; e quel dannato ciccione che ti va a fare la Madonna pellegrina… Di tutto ciò s’è letto, ma la versione che lei, caro Vallocchia, dà delle ragioni della sconfitta, è certo la più sorprendente e la più spassosa: il terrapieno del Sì ha ceduto perché non ci son più i Tanassi e i Malagodi. Perché facendo sparire i partiti intermedi come il Psdi o il Pli il sistema maggioritario ha aperto la strada all’orda papalina, alle falangi vaticane fino ad allora consegnate in caserma. È sicuro di star bene, caro Vallocchia? Vuole un cordiale?

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