Waterwall, una cascata ci seppellirà

«Water, water, everywhere». Vien quasi da scomodare Samuel Coleridge e la sua «Ballata del vecchio marinaio», perché in Waterwall - lo spettacolo ideato da Ivan Manzoni, in cartellone al Teatro Smeraldo dal 7 al 17 maggio (ore 20.45, ingresso 39,60-19,80 euro, info 02.29.00.67.67) - l'acqua è realmente dappertutto. Nasce sul palcoscenico, dà forma a un universo liquido e ipercinetico e soprattutto dà vita a una cascata alta quattro metri. È esattamente questo il «muro d'acqua» che, da dieci anni, ipnotizza il pubblico di tutto il mondo, dall'Italia alla Corea, dal Sudamerica al Regno Unito. Attorno alla cascata (un colosso in grado di far scorrere 500 metri cubi d'acqua all'ora, riciclati e dunque limitati a 13 metri cubi a spettacolo) si muovono quindici personaggi che è limitato definire danzatori: di età media tra i ventuno e i trentaquattro anni, questi ballerini, acrobati e ginnasti eseguono numeri spettacolari in totale simbiosi con l'acqua, materia organica che, dalla notte dei tempi della letteratura, è il simbolo della fertilità e del rinnovamento. Questo sogno acquatico nacque nel 1999 dalla creatività di Ivan Manzoni, ballerino bergamasco che ieri, al Teatro Smeraldo, ha confidato il segreto delle origini dello show: «Sono diventato ballerino perché amavo la discoteca, a ventuno anni a New York frequentavo lo Studio 54. Prima di fare quello che realmente volevo, però, ho fatto il muratore, l'operaio, il meccanico. E la cosa bella è che tutte queste professioni mi sono servite per dare vita a Waterwall. Sul finire degli anni '90 ero stanco della danza: in quel periodo era autoreferenziale, produceva spettacoli noiosi, solo per adepti. La gente vera, quella non si faceva vedere. Ho cominciato a sognare uno show dove l'acqua fosse protagonista, mi sono autoprodotto e praticamente montato pezzo per pezzo il mio sogno». Ne è nato Waterwall, lo show capace di entusiasmare Pietro Garinei, che volle lo show al Sistina: «Ne era innamorato - prosegue Manzoni - anche se si preoccupava della sicurezza. Ogni giorno veniva in teatro a testare il puntellamento della struttura». Si perché Waterwall - che va in scena nel mondo indoor come all'aperto: nel 2001 a Greenwich sul Tamigi, nel 2003 ha conquistato il Fringe Festival di Edimburgo, nel 2006 a Roma sotto l'Altare della Patria - è in grado di trasformare un teatro in uno scenario alieno, il cui rumore di fondo ricorda una piscina. «Il problema all'aperto sono le condizioni atmosferiche - racconta divertito Manzoni - A Londra il vento gelido ci ha obbligato ad aumentare di molto la temperatura dell'acqua, per evitare di congelare i ballerini, ma al primo calare del vento si è creato un muro di vapore, che ha reso invisibile tutto». Per il decennale di Waterwall, gli autori coinvolgeranno direttamente il pubblico: ogni sera quattro spettatori, sorteggiati tra chi avrà compilato un modulo, saranno convocati sul palco. A fine show, poiché saranno completamente bagnati, verranno omaggiati di una tuta firmata Waterwall.