Il web? Un carcere dove tutti insultano tutti

Non ho un blog, non so che cosa sia Facebook, non navigo, se non costretto, su Internet. Può darsi che mi perda qualcosa, ma sopravvivo egualmente. Leggo che una deputata del Pd è stata assediata dal "popolo dei blog" che l’accusava di essere assenteista, mentre era invece costretta a letto per una gravidanza a rischio, purtroppo andata male. Si chiama Mogherini, e poiché crede in Internet e nella democrazia, ha ritenuto utile il "dibattito", fatto di insulti e inviti a dimettersi, intornoal suo caso... Più cheundibattito, pare di capire, èstatounlinciaggio morale, cosa che, a spanne, con la democrazia ha poco a che vedere. Con Internet non so: l’ho già detto, lo frequento poco. Annifamicapitò di andare a Otto emezzo di Giuliano Ferrara: il tema era letteratura e nazione e ci fu chi fece l’esempio di uno scrittore che in un racconto aveva sceltocomeprotagonista Alfredino Rampi, il bambino di Vermicino. Alfredino, dunque, nella rivisitazione narrativa usciva dal pozzo, ma siccome usciva nell’Italiaberlusconiana riteneva più utile ripiombare nell’oscurità... Richiesto di un parere, dissi chetanto valevachenel pozzo si rintanasse l’autore del racconto... Qualche giorno dopo, a colazione, mia cognata, professoressa di sinistra e patita di Internet, mi guardò con disgusto: "Ho letto su un blog che,in diretta tv, hai augurato la morte a un romanziere". Era successo che un intellettuale cretino, o un cretino intellettuale, aveva capito così il senso della mia uscita. «Ha scritto che farà pesante opera di monitoraggio nei tuoi confronti»continuò indignata. "Masì,che mi monitori le palle" risposi. "Sei il solito fascista". Appunto. Parliamo tanto di privacy e di rispetto per gli altri, ma stiamo costruendoci, elettronicamente, una prigione in cui ci si spia, cisi insulta, cisi diffama.Untemposcrivere una lettera contemplava, oltre la conoscenza dell’italiano e di un pensiero, l’atto dicomprareunfrancobolloedi spedirla... Oggi, rintanati davanti al computer, ci basta un sito nel quale riversare, come un fiume in piena, i propri livori. Si dirà che è un progresso e rifiutarlo significa tagliarsi fuori dalla modernità. Eppure, mai come di fronte a questo imbarbarimento intellettuale, ha un senso essere anti-moderni. Ovvero, persone civili. Perché non conta dire quello che si pensa, se non si pensa più a quello che si dice.