Weeds, fiction Usa di mano sapiente

Tra le opportunità offerte dai canali satellitari c'è anche quella di poter vedere telefilm adatti a un pubblico esclusivamente adulto in prima serata, senza fare le ore piccole o essere costretti ad azionare il registratore con esito incerto (si sa che la puntualità non è una caratteristica della nostra televisione). La serie televisiva Weeds, per esempio, era stata già trasmessa da Raidue intorno all'una di notte, nascosta nelle pieghe del palinsesto, mentre ora è visibile ogni domenica alle 21 su Sky Show, in primissima serata, senza remore né pentimenti. L'argomento trattato richiede buona disponibilità verso i temi dissacranti e la tradizionale abitudine degli sceneggiatori americani di scuotere la faccia perbenista degli States: Nancy Botwin (Mary Louise Parker) è una casalinga californiana che perde il marito vittima di un attacco di cuore, ha due figli da mantenere, non sa come fare e per sbarcare il lunario si inventa spacciatrice di marijuana. Si rifornisce da una coppia di afroamericani di cui diventa ambiguamente amica, fa i salti mortali per non essere scoperta dalla comunità in cui vive e soffre la pervicace contraddizione tra la consapevolezza del suo lavoro sporco e il desiderio che almeno i più giovani non facciano la conoscenza della «roba» che lei spaccia (quando ciò avviene, il telefilm si diverte a smascherare l'ipocrisia della protagonista accomunandola a quella piccolo borghese della provincia americana, quasi a sottolineare che nessuno può ritenersi immune da questo vizio di massa). Weeds, in cui si vede la mano sapiente di Jenjj Kohan (artefice della produzione di due grandi successi come Sex and the City e Will&Grace), ha l'abilità di mescolare fotografia d'ambiente e introspezione psicologica, linguaggio crudo e qualche pennellata umoristica, senza che nessuno di questi elementi si prenda uno spazio eccessivo. L'originalità della trama, e il soggetto a tinte forti fatto apposta per colpire e farsi notare, sono opportunamente mitigati da una sceneggiatura calibrata e dal polso fermo con cui una storia così vistosamente ad effetto viene condotta in porto. Con uno staff meno professionale alle spalle, il rischio della deriva caricaturale sarebbe dietro l'angolo. Tra i limiti della serie va individuata qualche pausa del ritmo narrativo, e un doppiaggio che sembra voler assomigliare troppo ad altre produzioni di successo come ad esempio le Casalinghe disperate. Si comincia ad avvertire un rischio-omologazione nel modo in cui vengono doppiati questi telefilm d'oltre oceano, con toni e accenti che li fanno assomigliare troppo uno all'altro. Siccome la fiction americana ha anch'essa i suoi difetti ma non certo la mancanza di personalità, meglio allertarsi in tempo su questo aspetto non marginale.

roberto_levi@libero.it