Tatuaggi: grande passione, in particolare tra le donne

In aumento la passione per i tatuaggi che vede le donne primeggiare per numero e per scelta di disegni: la voglia di decorare la pelle pare non cedere il passo al trascorrere del tempo

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Secondo un sondaggio avviato dall'Istituto Superiore di Sanità, la passione nei confronti dei tatuaggi è sempre molto alta e le più grandi sostenitrici sarebbero proprio le donne, con una percentuale del 13,8%, su un campione di 100 persone. A seguirle l'11,7% degli uomini, mentre l'8% sono minori. Per un totale di sette milioni di persone ovvero il 12,8% della popolazione italiana. La ricerca è stata messa in atto dall'Istituto in collaborazione con l'IPR marketing, interpellando un campione di persone dai 12 anni in su.

Come afferma Walter Ricciardi, Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità: «Si tratta di un fenomeno in crescita che va osservato con attenzione per le sue ricadute sanitarie , è importante studiare il fenomeno nel suo complesso cercando di comprendere anche chi è la popolazione che si rivolge ai tatuatori per contribuire più efficacemente alla formulazione di una normativa specifica sulla sicurezza dei tatuaggi alla quale siamo stati inoltre chiamati a collaborare in sede europea».

Tra chi sceglie di tatuarsi per questioni mediche, estetiche e decorative, dallo studio emerge che l'età media del primo inchiostro sulla pelle si aggira intorno ai 25 anni. Mentre la fascia di età dove il numero di tatuaggi è maggiore è quella tra i 35 e i 44 anni, ovvero il 29,9%. La permanenza sulla pelle soddisfa i clienti, anche se un 17,2% vorrebbe rimuovere il tutto e un 4,3% l'ha già fatto. La scelta del posto dove decorare la cute varia anche in base al sesso, gli uomini preferiscono tatuarsi braccia, spalla e gambe mentre le donne in particolare schiena, piedi e caviglie.

La popolazione dei tatuati è piuttosto eterogenea sia per provenienza ed estrazione sociale, che per quanto riguarda la scelta del tatuatore tra chi si rivolge a centri specializzati e chi a strutture non ufficiali. Alberto Renzoni, esperto dell'Istituto Superiore di Sanità a capo del progetto, ha così commentato: «Capire chi si tatua e dove, come lo fa e con quale consapevolezza, tracciare una sorta di demografia del tatuaggio significa comprendere meglio le criticità connesse a questa pratica e di quali regole ci sia bisogno perchè sia effettuata in piena sicurezza. Il 22% di chi si é rivolto a un centro non ha firmato il consenso informato. È invece necessario non solo firmarlo ma che nel farlo ci sia un reale consenso e una reale informazione, considerato inoltre che una fetta consistente delle persone tatuate è rappresentato da minori che potrebbero farlo solo con il consenso dei genitori. Il tatuaggio non è una camicia che si indossa e si leva, è l'introduzione intradermica di pigmenti che entrano a contatto con il nostro organismo per sempre e con esso interagiscono e possono comportare rischi e, non raramente, anche reazioni avverse e per questo è fondamentale rivolgersi a centri autorizzati dalle autorità locali, con tatuatori formati che rispettino quanto prescritto dalle circolari del Ministero della Salute».

Sull'argomento l'informazione è piuttosto vasta, ma in molti ancora ignorano l'iportanza di rivolgersi a un tatuatore professionista, per non incappare il problematiche e infezioni a partire dalle reazioni allergiche. Indispensabile consultare un centro ufficiale igienicamente impeccabile, con aghi sterili e monuso, guanti monouso, maschera e camice monouso, quindi con una cura per la puliza generale dell'ambiente e delle mani. Ma anche con una cura per la sterilizzazione e una guaina che protegga la macchinetta.