Un uomo su cinque guarda porno sullo smartphone aziendale

Un dipendente su cinque guarda materiali pornografici tramite lo smartphone utilizzato in azienda: lo svela una ricerca condotta nel Regno Unito, evidenziando problemi di sicurezza per le società coinvolte.

Smartphone

Non più caffè e sigaretta: la pausa di lavoro si tinge di hard. È quanto emerge da un'indagine condotta nel Regno Unito, dove sempre più dipendenti non resisterebbero alla tentazione di ammirare contenuti porno dagli schermi degli smartphone aziendali. Tremano tecnici e sistemisti: queste abitudini potrebbero esporre le aziende stesse a rischi di sicurezza e alla proliferazione del malware.

La passione dei lavoratori per foto e filmati a tripla "X" è stata rilevata da EliteTele, un provider di telecomunicazioni Oltremanica. Da un campione di 2.000 dipendenti intervistati nel Regno Unito, è apparso evidente come il 21% del campione abbia avuto accesso a contenuti hard sul telefono utilizzato per il lavoro. Praticamente un dipendente su cinque di ogni azienda, per un'abitudine soprattutto diffusa fra gli uomini. Di questi, il 25% degli intervistati ha dichiarato di non essere a conoscenza dei rischi connessi alla navigazione su siti per adulti non sicuri, come la possibilità di esporre dispositivi e documenti aziendali a virus e malware.

La questione, seppur sempre presente dall'inizio dell'era degli smartphone, avrebbe subito un'impennata solo in tempi recenti. Con l'affermazione della filosofia del "Bring Your Own Device (BYOD)”, ovvero la possibilità che l'impiegato utilizzi lo smartphone e il sistema operativo da lui preferito o già in suo possesso, aumentano le sovrapposizioni tra necessità lavorative e svago personale. Così, sullo stesso telefono scelto per gestire incontri di business e meeting aziendali vengono conservate anche fotografie, chat, filmati a sfondo erotico. E pare non sia nemmeno semplice allertare il soggetto colto con le mani nel sacco, perché l'eventuale scoperta diventa complessa da gestire da chi di dovere, data anche la privacy e la natura strettamente personale di certi file. Per il 24% delle donne e il 21% degli uomini nei settori dirigenziali e tecnici, infatti, sarebbe troppo imbarazzante comunicare al lavoratore come le abitudini pornografiche stiano danneggiando la società. Il 7% informerebbe i responsabili solo dopo una settimana dalla scoperta, il 2% entro in mese: un tempo più che sufficiente affinché la sicurezza aziendale venga comunque compromessa. Agli impiegati non resta che separare le necessità lavorative da quelle erotiche su due dispositivi diversi, accedendo preferibilmente ai materiali per adulti lontano dalle connessioni business.