Welby, Bonino digiuna e spacca l’Unione

Mussi critico: «No all’accanimento, ma un ministro non sciopera»

da Roma

Lo sciopero della fame del ministro per il Commercio Estero Emma Bonino. L’appello a «non tenere in vita il dolore» lanciato dal ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi. L’invito ad accogliere la richiesta del malato ed «a staccare la spina» del presidente della Commissione Sanità del Senato, il medico cattolico Ignazio Marino. Il caso di Piergiorgio Welby, il malato di distrofia muscolare che ha chiesto al proprio medico di interrompere la respirazione assistita sotto sedazione, mobilita anche le istituzioni oltre al mondo politico e ai radicali che attuano già da giorni uno sciopero della fame, cui ieri si è associato pure Adriano Sofri.
Proprio ieri si è insediata Commissione sulla terapia del dolore, le cure palliative e la dignità del fine vita. Commissione voluta fortemente dal ministro della Salute Livia Turco che ne è anche la coordinatrice. La Commissione dovrà mettere a punto un documento sullo stato dei servizi e delle procedure inerenti la terapia del dolore, le cure palliative e le cure di fine vita. La Turco, che si è più volte dichiarata contraria all’eutanasia, si è infatti impegnata a mettere in luce quali possano essere le carenze in questa particolare fase della malattia quando paziente e familiari rischiano di trovarsi troppo soli. «Vogliamo verificare le procedure, i protocolli e le linee guida riguardanti i modi e la qualità con cui vengono assistiti migliaia di cittadini nelle fasi più dolorose e tragiche della loro esistenza - dice la Turco -. Al di là delle proprie convinzioni su eutanasia, testamento biologico e accanimento terapeutico si parla troppo poco di cosa è necessario fare affinchè nessuno sia lasciato solo e senza dignità nelle fasi terminali della malattia e nel decorso di patologie croniche invalidanti». Il documento sarà pronto a primavera.
A molti la scelta della Bonino di aderire allo sciopero della fame per chiedere di andare incontro alla richiesta di Welby appare come una forzatura. Mussi, contrario all’accanimento terapeutico, osserva che non è il caso che «un ministro scenda in sciopero». Per Alfredo Mantovano di An quella dei radicali è «un’odiosa strumentalizzazione del dolore». Per gli esperti (Demetrio Neri, Bioetica, Università Messina; Gilberto Corbellini, Storia della medicina, Amedeo Santosuosso, Università Pavia) la richiesta di Welby può essere accolta dal medico senza il rischio di violare il codice deontologico professionale, come sostiene il senatore Marino. Dato che Welby ha chiaramente espresso la volontà di staccare il respiratore, una volta che, nel rispetto della volontà del paziente, il medico ha staccato il respiratore e ha sottoposto il paziente a sedazione per evitare inutili sofferenze non è obbligato a intervenire di nuovo per riattaccare il respiratore. Il Codice deontologico indica al medico la necessità di tener conto di quanto il paziente gli ha dichiarato.