Dal welfare alle pensioni le bugie estive dell’Unione

Durante la pausa agostana è normale tirare le somme dei mesi trascorsi e non si è sottratto a questo esercizio nemmeno il ministro Padoa-Schioppa, vantando mirabolanti risultati in un’intervista celebrativa sulla Stampa. Con la Borsa che langue ai minimi dell’anno forse vale davvero la pena di tirare qualche somma. Inizieremo con una hit parade delle frasi più scandalose dell’estate, presentate senza vergogna dalla propaganda governativa come colpi di genio. La prima è proprio del serissimo ministro dell’economia che se ne è uscito con: la riforma delle pensioni è a costo zero. Un miliardo all’anno per dieci anni. In bocca ad un comico sarebbe buona, ma detta da un ministro non fa ridere. Non è dato sapere quanto sia abituato a spendere Padoa-Schioppa ma, tanto per capirci, ai prezzi attuali, con un miliardo all’anno ci si compra un’Alitalia nuova ogni 365 giorni per poi poterla buttare allegramente ogni San Silvestro. Poco importa dove si siano trovati i denari, è la spesa a non essere sensata.
A proposito di dove si siano trovati i dieci miliardi per la riforma, un’altra frase simbolo dell’estate è: l’aumento dei contributi dei parasubordinati consentirà di pagare loro pensioni più dignitose in futuro. Questa è talmente grossa che Nicola Porro su queste pagine l’ha giustamente commentata con un «Buuum!». La traduciamo fuori dal politichese economico: «prendo dei soldi a Tizio (parasubordinato) per pagare una pizza a Caio (pensionando cinquantasettenne), ma dico a Tizio che quei soldi che ha pagato gli serviranno per un banchetto in futuro».
Evidentemente il governo pensa (o spera) che i giovani precari siano anche stupidi e non notino lo scippo, anzi, per rincarare la presa in giro si sono inventati la seguente frase-slogan: «con la riforma abbiamo garantito ai giovani una pensione di almeno il 60% dell’ultimo stipendio». Una sparata da codice penale. Ma come? Tutti i giovani stanno costruendosi la pensione con il sistema contributivo, vale a dire dove contano solo i contributi versati e non lo stipendio, e li si va a illudere con una percentuale di salario come se si fosse ancora nel vecchio sistema retributivo? Ci vuole una bella faccia tosta per poter dire una cosa simile, eppure l’elenco di chi si è compiaciuto di questa evidente falsità è lungo: basta scorrere la rassegna stampa di quei giorni per trovare i nomi di Prodi, Angeletti, Ferrero, Damiano. Chiudiamo con il solito Visco, che ha avuto il coraggio di invocare il quasi raddoppio delle tasse sui risparmi perché altrimenti i capitali scappano all’estero. Come no? Da tutto il mondo si fa la fila per l’onore di essere tassati da Visco: già che ci siamo le aliquote sui titoli si potrebbero anche triplicare, se l’idea è giusta i capitali accorreranno in massa. Padoa-Schioppa si vanta di essere amico dei più grandi economisti. Se ne trova uno, anche uno solo, che approvi senza riserve queste frasi, lo segnali senza indugio a Napolitano: potrebbe esser adatto per la nomina a senatore a vita.
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