Welfare, Bertinotti attacca Epifani

Il presidente della Camera contro il segretario della Cgil che, sul referendum tra i lavoratori, aveva chiesto "un passo indietro alla politica": "Non si può ammutolire la dialettica democratica"

Milano - "Io penso che una parte di quello che dice il segretario generale della Cgil sia assolutamente fondato. I lavoratori devono essere nelle condizioni di esprimersi liberamente e ancora di più la politica deve ascoltare il responso dei lavoratori: non capisco però questo discorso del passo indietro...". Così il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, risponde a chi gli chiede delle richieste avanzate alla classe politica dal numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani di non interferenza nel referendum tra i lavoratori sul protocollo del welfare.

Un sindacato indipendente "Io penso - aggiunge la terza carica dello Stato - che ammutolire la dialettica democratica, sindacale e politica, non faccia bene neanche alla possibilità di libera espressione dei lavoratori: i lavoratori sappiano cosa pensano tutti e poi decidano in proprio". Secondo Bertinotti questa "non è questione di sirene. Io credo - dice - che l’autonomia del sindacato si difende perchè, come diceva Di Vittorio (il padre storico della Cgil), sa essere autonomo dai padroni, dal governo e dai partiti. Non perché i padroni, il governo e i partiti smettano di esistere - conclude Bertinotti - ma perché il sindacato e i lavoratori hanno una capacità di esprimersi autonomamente".