Welfare, la Cgil accetta ma prepara la rivincita: sfasciare la legge Biagi

Epifani firma il piano dell’esecutivo su previdenza e lavoro "con molte riserve". L’Udc incontra la Cisl: elementi di riformismo nell’accordo

Roma - Una «firma formale» arrivata via lettera, forse per evitare l’imbarazzo di una sigla posta di persona a Palazzo Chigi. Comunque un sì a tutti gli effetti, anche se sofferto. Alla fine l’adesione della Cgil all’intesa su pensioni, welfare e lavoro è arrivata. Ultima dopo quella di Cisl e Uil. Ma, insieme, sono pervenute a Palazzo Chigi anche le riserve del sindacato di sinistra. Con motivazioni note, visto che Guglielmo Epifani le aveva anticipate nella prima missiva a Romano Prodi. Anche nel secondo messaggio al premier, il segretario generale della Cgil ha criticato il metodo adottato dal governo e ha sfidato il merito dell’accordo tra governo e parti sociali.

Epifani ha promosso la parte dell’accordo che riguarda le pensioni basse, gli ammortizzatori sociali e i giovani. Tutte misure inserite nel decreto sull’extragettito che ieri è stato approvato definitivamente dal Senato. Pollice verso, invece, per quasi tutta la parte che deve ancora essere tradotta in norme da inserire nella finanziaria. «Scelte inadeguate e contraddittorie», ha attaccato il sindacalista.
Epifani ha fatto riferimento diretto al «riordino della previdenza agricola, sul quale era stata raggiunta l’intesa tra le parti» e che è stato «espunto dal protocollo senza alcuna ragione». Poi, soprattutto, al capitolo lavoro che comprende la Legge Biagi e i contratti a termine. Al fatto che lo staff leasing «contrariamente alle dichiarazioni precedenti del governo, non sia oggetto di cancellazione». Allo stesso modo non piace il modo in cui è stata affrontata la riforma del contratto a termine, «contraddicendo la giusta esigenza di riportare in un ambito più sostenibile socialmente (e penso in modo particolare alla condizione giovanile) l’uso di questo istituto». No anche al capitolo caro a Confindustria e cioè la decontribuzione degli straordinari.

Posizioni che, se lette insieme alla lettera del premier Romano Prodi alla sinistra radicale, rendono sempre più probabili cambiamenti al protocollo. E più credibili le voci secondo le quali, alla fine, a fare le spese dello scontro tra il governo, il sindacato maggiore e la sinistra radicale, saranno pezzi della Legge Biagi. Oppure - come è emerso ieri dalle parole del ministro alla Solidarietà Paolo Ferrero - del contratto a termine, visto che la riforma del Lavoro varata dal centrodestra - ha riconosciuto l’esponente del Prc - non ha creato precariato.

Il via libera ha comunque scontentato l’ala più a sinistra del sindacato di sinistra. Il segretario generale della Fiom-Cgil Claudio Rinaldini ha confermato la sua «contrarietà» anche alla riforma della riforma previdenziale Maroni (dallo scalone al sistema che unisce scalini e quote) che Epifani non ha incluso tra le materie da modificare. Critiche anche dai riformisti, a partire dal segretario Ds Piero Fassino: «Non vedo quali riserve si possano esprimere su un accordo che introduce fattori di innovazione, riforma e stabilità», ha protestato il leader della Quercia. Positivo l’unico commento uscito da Palazzo Chigi, quello del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta. E quelli degli altri sindacati. Anche se il leader della Cisl Raffaele Bonanni teme stravolgimenti al testo che lui e il segretario della Uil Luigi Angeletti, hanno firmato due settimane fa. «Non deve subire modifiche - si è appellato il segretario generale della Cisl - altrimenti si finisce per svilire il ruolo della concertazione». Parole arrivate al termine di un incontro con il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini. Che ha parzialmente raccolto l’invito di Bonanni a sperimentare intese bipartisan su questi temi, sostenendo che nel protocollo ci sono «punti di riformismo» anche se «tra tante ombre». Incassati i sì dei principali sindacati, rimangono i rifiuti di quasi tutte le associazioni degli autonomi. E rimane la suspence per la scelta di Confindustria. Alle prese con una decisione non meno sofferta di quella della Cgil.