Welfare, "Cosa rossa" in crisi di nervi

Il risultato del referendum ringalluzzisce la Cgil. E la vendetta ora si scarica sull’ala radical dell’Unione. Oggi cdm sul Protocollo. <strong><a href="/a.pic1?ID=212725">Ferrero: &quot;O trattano o me ne vado&quot;</a></strong>

Roma - L’esito (bulgaro) del referendum sul welfare ringalluzzisce la Cgil. E la vendetta ora si scarica sull’ala radical dell’Unione, quella che si è permessa di scavalcare a sinistra il sindacato, contestandone la firma su quell’intesa e delegittimandone il ruolo.

La «Cosa rossa» è entrata in fibrillazione, tanto che ieri sera ancora non si sapeva come i suoi ministri (Ferrero di Rifondazione, Bianchi del Pdci, Pecoraro dei Verdi e Mussi di Sinistra democratica) si pronunceranno nel Consiglio dei ministri di stamattina. I quattro si sono riuniti ad ora tarda, dopo una convulsa riunione del direttivo di Sinistra democratica, per trovare una linea comune. «L’astensione mi pare l’unico punto di equilibrio che può tenere unita la sinistra arcobaleno e inviare al governo il segnale che il protocollo va migliorato», dice il sottosegretario verde Paolo Cento.

Il testo che dovrebbe tradurre in legge il protocollo è al primo punto dell’ordine del giorno, ma dentro la sinistra radicale si è aperta una crisi. Di nervi. Rifondazione e il Pdci sono per la linea dura, erano pronti a votare no ma sono disponibili a mediare fino all’astensione. Ma il ministro Bianchi, che rivendica il suo ruolo di «tecnico», è molto più cauto di Diliberto: «Quando si esprime una volontà così netta come quella emersa dal referendum, bisogna rispettarla».

Il Verde Pecoraro Scanio è stato sottoposto a un intenso pressing da parte di Prodi, che gli ha chiesto di rompere il fronte della sinistra. Lui ha tentennato, ha fatto trapelare che potrebbe non partecipare al Consiglio in ragione di altri impegni, poi ha giurato ai suoi alleati: «Se lo facciamo tutti mi astengo anche io». D’altronde, nei Verdi le resistenze a confluire in un soggetto comune con Rifondazione stanno aumentando, e gli ultimi sondaggi le hanno rafforzate: il Sole che ride è l’unico simbolo che, da solo, riesce a mantenere il suo (modesto) bottino elettorale. Mentre la futura «Cosa rossa» ne esce molto debole, attorno all’8%.

Ma il vero anello debole è la Sinistra democratica di Mussi e Salvi, costituita in larghissima parte da quadri della Cgil. Mussi era sbilanciato fino a minacciare di votare contro, sul welfare. Ma all’indomani del referendum, il sindacato di Epifani ha duramente richiamato all’ordine Sd: «Non potete mettervi contro il pronunciamento dei lavoratori». Ieri sera si è riunito il direttivo di Sd, per prendere una decisione tormentata. E usciva l’ipotesi di un «sì», sia pur «critico», al Consiglio dei ministri di oggi. Nel quale Prodi non potrà fare troppe concessioni alla sinistra sulle modifichee il protocollo potrà avere in Parlamento, perché ha sul collo il fiato dei sindacati e dei riformisti dell’Unione, che premono per la sua intangibilità.

Sul fronte opposto, Silvio Berlusconi ha commentato compiaciuto il sì dei lavoratori e ha osservato che il centrosinistra «ci ha messo tre anni per capire che la legge Biagi era una buona legge».