Welfare, il governo cede alla sinistra e rinvia

A rischio l'intesa con le parti sociali sulla riforma del lavoro e della previdenza. Il voto sul protocollo slitta al 12 ottobre. Baretta (Cisl): "Segno di sfiducia nel sindacato"

Roma - La partita del welfare è ancora tutta da giocare. Per ottenere il via libera alla Finanziaria il governo è stato costretto ad accontentare la sinistra radicale, rinviando il provvedimento che dovrà recepire il protocollo d’intesa su pensioni, ammortizzatori sociali e lavoro. Al Consiglio deiministri di ieri il tema non è stato affrontato se non per fissare la data del varo: il 12 ottobre. «Al prossimo Consiglio dei ministri», ha spiegato il sottosegretario alla Presidenza Enrico Letta. «Nessun rinvio», ha assicurato il ministro del Lavoro Cesare Damiano. «Per il via libera - questa la spiegazione ufficiale - c’è bisogno di un testo e noi lo stiamo ancora preparando».

Rassicurazioni che non hanno convinto tutti. Non alcuni politici del centrosinistra come Lamberto Dini che vede il rischio di «un annacquamento se non l’abbandono del protocollo ».Enemmenoparte del mondo sindacale. Se la Cgil è d’accordo, il segretario generale aggiunto della Cisl Pier Paolo Baretta ha accusato il governo di avere dimostrato «sfiducia nel sindacato», con una scelta che potrebbe portare a esiti imprevisti, compresa l’entrata in vigore dello scalone. La difesa del governo consiste nell’assicurare un solido legame con la manovra, così come chiedevano le parti sociali per preservare l’accordo da imboscate parlamentari di Prc, Pdci, Verdi e Sinistra democratica. «Si tratterà di un collegato agganciato alla sessione di bilancio», ha confermato Damiano. L’intento è quello di far partire le modifiche alla riforma previdenziale Maroni previste dal protocollo prima di gennaio e quindi prima che scatti lo scalone, che porterebbe immediatamente l’età pensionabile a 60 anni.

Per garantire la copertura di questa parte, oltre che alle misure sugli ammortizzatori e per i giovani, la Finanziaria istituisce un Fondo per l’attuazione del protocollo, finanziato con 1,5 miliardi per il 2008 e per il 2009, tre miliardi per il 2010 e il 2011 e con 1,9 miliardi per il 2012. Ma il rinvio apre la strada alle modifiche che la sinistra radicale chiede da quest’estate. In particolare sul capitolo lavoro. Per l’ex sottosegretario alWelfare Maurizio Sacconi colpiranno sicuramente lo staff leasing, previsto dalla riforma Biagi, e verrà inserito un tetto rigido all’uso dei contratti a termine. Un cedimento alla sinistra radicale, sostiene l’esponente azzurro, al quale si aggiunge quello che secondo la Cisl èun grave errore di metodo da parte del governo. Il problema in questo caso è la scelta della data. Il governo ha previsto l’approvazione del provvedimento subito dopo il referendum tra i lavoratori che si terrà tra il 9 e il 10 ottobre. Per Baretta è «un segno di sfiducia nei confronti del sindacato che ha firmato l’accordo. È come se non fossero sicuri che i lavoratori sono d’accordo con il protocollo che noi abbiamo sottoscritto».

Lettura opposta da parte della Cgil. Il rinvio, «è rispettoso del fatto che ci rivolgiamoai lavoratori», ha ribattuto Morena Piccinini della segreteria di Corso d’Italia. Quello che è certo è che chi ha chiesto il rinvio, cioè la sinistra radicale, sta lavorando attivamente per il no. E non dà per scontata una vittoria del sì.